Tiberio Mitri tra fiaba e tragedia. La fiction del ricordo

Doveva andare in onda a marzo, poi lo stop; il tribunale aveva dato ragione agli eredi che lamentavano violazioni ai diritti d’immagine, quindi il ricorso […]

Doveva andare in onda a marzo, poi lo stop; il tribunale aveva dato ragione agli eredi che lamentavano violazioni ai diritti d’immagine, quindi il ricorso della produzione, la vittoria e la storia del campione che fece innamorare gli italiani può finalmente essere trasmessa dopo un’acclamata presentazione al Prix Italia.

Lunedì è martedì prossimo nella prima serata di RaiUno arriva “ – Il campione e la miss”, miniserie per la regia di Angelo Longoni che porta sullo schermo la storia del campione triestino.

Un mito della boxe dalla vita che si legge come un romanzo amaro, un racconto dell’Italia degli anni ’50, divisa tra miseria e smania d’affermazione.  è Luca Argentero, che per prepararsi a sostenere la parte s’è sottoposto a una lunga preparazione fisica, anche lo storico incontro per il titolo mondiale con Jacke La Motta (il Toro Scatenato di Robert De Niro) sarà riproposto.

15 riprese che videro Mitri resistere al fuoco di pugni di quella macchina da guerra che era l’italo americano. 15 riprese, Mitri uscì sconfitto, ma ai punti. Scrive Nino Benvenuti nella prefazione del libro Tiberio Mitri, il pugile, la favola, il dramma (ed Nordest) “Ripenso al suo combattimento al Madison Square Garden contro Jake La Motta. Il suo incontro peggiore. Una prova di enorme coraggio ma anche un supplizio. Il ‘Toro’ lo colpiva da tutte le parti ma Tiberio non indietreggiava. Non voleva cedere. Forse sarebbe stato meglio arrendersi ma lui voleva fermamente arrivare fino in fondo. Rimanere in piedi. Ci è riuscito. Ma a che prezzo”.

La mafia aveva deciso che quell’incontro al Madison Square Garden doveva andare a Mitri, ma il campione d’Europa si presentò sul ring completamente svuotato, un tarlo gli corrodeva la mente, il timore di un tradimento della moglie, la Miss Italia Fulvia Franco (interpretata da Martina Stella). Era stata lei a convincerlo ad accettare quella sfida che somigliava ad un’opportunità, ma quando furono in America lei volò a Los Angeles in cerca di scritture, lui rimase ad allenarsi – male – a New York col sentore di una fine vicina. E inizio della fine fu, per la sua carriera e  per il suo matrimonio. Quella coppia  che faceva sognare, bellissima: lui detto “faccia d’angelo” forte, rassicurante, quasi eroico, lei piena di fascino. Due ragazzi del dopoguerra lanciati verso il successo globale, antesignani di quelle coppie glamour che solo decenni dopo diverranno familiari.

Dopo l’esperienza americana, lei riuscì ad ottenere solo parti di secondo piano nelle produzioni italiane, lui tornò sul ring per diventare ancora campione d’ Europa contro l’ex campione del mondo Randy Turpin, poi a Milano, cinque mesi dopo, venne spazzato via dal francese Humez. Lasciò la boxe dopo 101 incontri e 88 vittorie.

Fuori dal ring, la sua vita non fu meno tumultuosa: la droga, il carcere, due mogli e due figli morti in età giovanile in maniera tragica, Alessandro per droga, Tiberia per Aids. La sua storia ha ispirato diversi  film, come Un uomo facile, del 58, e Pugili, di Lino Capolicchio, del ‘ 95. Lo stesso Mitri ha fatto l’attore in una ventina di pellicole, nel 1959 fu nel cast de La grande guerra, al fianco di Vittorio Gassman e Alberto Sordi. In quel periodo apparve spesso anche in televisione, ospite di trasmissioni di varietà.

Morì travolto da un treno locale sulla linea Roma-Civitavecchia, mentre camminava, presumibilmente in stato confusionale, lungo i binari nei pressi della Stazione Termini. Era il 2001, a 76 anni si concludeva una delle storie più tragiche dello sport italiano.

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