Striscia la notizia e quel “tormentone” di veline

Antonio Ricci e il suo ufficio stampa ci sanno fare. Eccome. Conferenza di presentazione della ventiquattresima edizione di Striscia la notizia al museo del Novecento […]

Antonio Ricci e il suo ufficio stampa ci sanno fare. Eccome. Conferenza di presentazione della ventiquattresima edizione di Striscia la notizia al museo del Novecento di Milano. Location niente male. Tutt’altro. Lunedì 26 alle 20.35 prenderà il via la nuova edizione, per la ventiquattresima volta condotta da Ezio Greggio e per la diciottesima da Enzo Iacchetti: felici di esserci ancora una volta per “ridere, dissacrare, provocare, informare”.

Il vero mattatore della conferenza però è stato il loro “patron”, Ricci stesso, soprattutto per la polemica mantenuta sempre calda sulle veline, considerate da una parte dell’opinione pubblica come “ragazze in vetrina e sfruttate per fare ascolti”, o donne oggetto come più o meno le tratteggiava Raffaella Zanardo nel suo documentario “Il corpo delle donne”.

Alla fine della scorsa stagione Ricci aveva promesso “Toglierò le veline da Striscia se la Rai non farà Miss Italia e se i settimanali di De Benedetti – come Velvet,  D. ecc, in cui la donna è rappresentato sì come donna oggetto, non usciranno in edicola”.

Ieri mattina fuori dal Museo le due veline, Federica Nargi e Costanza Caracciolo, stavano “pregando” di fronte ad un sagomato di Carlo De Benedetti nelle vesti benedicenti di San Carlo Borromeo: la preghiera era per loro quella di far uscire sabato le riviste, ultima loro chance di poter lavorare lunedì. Trovata geniale.

Chiaramente tutti sappiamo che domani in edicola le riviste usciranno, come sappiamo che Miss Italia non è stata cancellata (anche se per i risultati una grossa riflessione su quanto sia contemporanea andrebbe fatta) ma l’effetto tensione – sorpresa – curiosità c’è tutto.

Infine tornando su Drive In, accusato da molti di essere emblema del berlusconismo Ricci racconta “Non era una trasmissione berlusconiana. Berlusconi aveva l’idea di una tv che avesse Mike Bongiorno, Corrado, Vianello-Mondaini, Gino Bramieri, Ric e Gian, Edwige Fenech, Ornella Muti e Johnny Dorelli, non gli interessavano giovani e sconosciuti comici. Quando proposi il Drive In, io ero l’unico credibile venendo da Fantastico, il gruppo era privo di notorietà e lui era contrario. Ci collocò su Italia 1. Ma andammo comunque bene. Volle allora costruire Grand Hotel prendendosi il regista, Massimo Boldi e quelli che lui riteneva i più talentuosi. Ma Grand Hotel non fu un successo invece noi continuammo a crescere. Drive In voleva essere la presa in giro degli Anni 80!”. (E.B)

 

Da sinistra Ezio Greggio, Antonio Ricci e Enzo Iacchetti

 

Greggio e Iacchetti

 

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