Santoro, Servizio pubblico e un’ipotesi di futuro

Il giovedì sera torna di Michele Santoro. Qualcuno si morderà i gomiti. Chi non lo ha voluto, intanto, e chi lo avrebbe voluto e non […]

Il giovedì sera torna di Michele Santoro. Qualcuno si morderà i gomiti. Chi non lo ha voluto, intanto, e chi lo avrebbe voluto e non ha potuto tenerselo. Se Servizio pubblico sarà un successo, si risentiranno i politici di una certa parte e le loro gazzette, se fosse un insuccesso saranno gli altri a incavolarsi. E paradossalmente non è il contenuto della trasmissione a destare le maggiori curiosità, quello  – conoscendo Santoro, il suo team e l’elenco degli ospiti – è prevedibile, ciò che tiene desta l’attenzione è il rivelarsi del seguito, tanto più che impilando dieci euro su dieci euro Servizio pubblico ha quasi toccato il milione in donazioni. E questo si chiama partecipazione.

Allora chi se ne importa di cosa dirà Santoro domani sera, tutti aspettano il conduttore al varco del 4 novembre, quando con la somma dei dati di ascolto alla mano, sentenza sarà data, anche se nessuno s’aspetta le “milionate” di Annozero.

Malgrado la giornata simbolica (ricorre l’armistizio che pose fine alla prima Guerra Mondiale), l’aria che tira non è proprio da “fine delle ostilità” e Santoro in questa bufera perenne, volente o nolente è in causa. Da anni non è più solo un giornalista che vuole lavorare in maniera indipendente, e che dunque viene giudicato dal pubblico per ciò che fa. Lui ha acquisito la forza del simbolo, è manifesto e contro manifesto, è artefice di ogni male per chi attribuisce tutti i mali dell’Italia all’informazione, ed è voce della “resistenza” per chi, al contrario, è convinto di vivere in un regime.

Provando a guardare oltre le querelle politiche, da Servizio pubblico può effettivamente nascere qualcosa di nuovo, la sfida agli oligopoli televisivi è lanciata. E dalla multipiattaforma che dal satellite di Sky arriva alle tv locali passando al web potrebbe giungere un’ipotesi della televisione del futuro. Una molteplicità di media in campo, il pubblico che diventa editore, il web come elemento di partecipazione attiva. Sarà una televisione meno subita, che nascerà dalle scelte della gente. Guardando ancora più avanti, una tv così concepita prevede che s’impari tutti a ragionare da cittadini, pena il ricondurre la partecipazione a fenomeno di nicchia o di parte. E sarebbe paradossale.

In quanto al varo di Servizio pubblico, Santoro l’altro giorno ha promesso “schiaffi al potere”, ma ha precisato che si riferiva al sistema nel suo complesso, non solo a Berlusconi.

Da domani ci saranno: la sorpresa promessa da Vauro, Marco Travaglio con una rubrica su “la balla della settimana”, e ancora, Sandro Ruotolo e Giulia Innocenzi, che si occuperà di sondaggi in tempo reale su Facebook. Ospiti della prima puntata, l’imprenditore Diego Della Valle e il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. In collegamento il faccendiere latitante Valter Lavitola.

La trasmissione andrà in onda fino a giugno (totale 26 puntate), su www.serviziopubblico.it l’elenco di tutte le tv regionali dove si potrà vedere in diretta, e dei siti web che la trasmetteranno in streaming. Su Sky si vedrà ai canali 100, 500 e 504.

 

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