Amanda e Raffaele. Evento mediatico

Fino all’altro giorno eravamo una propaggine del Medioevo, succubi di una giustizia che faceva impallidire l’Inquisizione, poveri esalatati alla perenne caccia di streghe. Oggi, dopo […]

Fino all’altro giorno eravamo una propaggine del Medioevo, succubi di una giustizia che faceva impallidire l’Inquisizione, poveri esalatati alla perenne caccia di streghe. Oggi, dopo l’assoluzione di Amanda Knox e Raffale Sollecito, per gli americani siamo finalmente tornati ad essere un Paese civile, un paese di diritto. E la vituperata giustizia italiana s’è perfino ritrovata i complimenti del New York Times, è diventata improvvisamente un esempio da seguire. E’ proprio così, dovremmo essere un esempio, almeno per gli americani, freschi come siamo del ricordo di Troy Davis, ucciso dallo Stato della Georgia il mese scorso nonostante il fatto che la maggior parte dei testimoni del suo caso abbiano poi ritrattato la testimonianza.

Ma non è sulla giustizia che vogliamo porre l’accento, né vogliamo giocare ai piccoli emuli di Bruno Vespa, così non entriamo nel merito di quella tragica notte del 2007 che costò la vita all’innocente Meredith Kercher, ci fa orrore il grido della folla che dopo la sentenza grida “vergogna”, come se la volontà popolare di trovare dei colpevoli avesse più peso di quanto sentenziato dai giudici, e non applaudiamo alla decisione di questi ultimi, perché quando c’è di mezzo la morte violenta di una ragazza di vent’anni da applaudire non c’è proprio nulla.

E’ sul caso mediatico che vogliamo riflettere, sulla presenza a Perugia di 400 giornalisti accreditati provenienti dagli States, sulla ripresa in diretta della sentenza da parte di principali network, sulla notte in bianco che tanti americani hanno trascorso per seguire gli eventi sin dalla mattina (qui era mattina) di ieri, accompagnati dai commenti di criminologi, esperti di legge, giallisti di serie B.

Un copione televisivo che conosciamo fin troppo bene.

Da sempre il caso Kercher aveva sollevato un interesse morboso in Usa, da un lato c’erano loro, gli americani belli e buoni che si riconoscevano nella povera innocente accusata ingiustamente, dall’altro lato la giustizia e la polizia di uno Stato di “mafiosi e pasticcioni” , questo siamo perché questo appaiamo, inutile tergiversare. Anche Illary Clinton nei mesi passati s’era occupata del caso, ricordate? Anche la segretaria di stato aveva dato in qualche modo la sua sentenza.

E allora largo alla critica e alle interpretazioni sociologiche, il problema di Amanda? Troppo bella e allora ecco che quei retrogradi di italiani affibbiano a quella faccia d’angelo il ruolo del diavolo, della strega, della seduttrice capace di uccidere e di organizzare orge. E così, con la complicità dei media italiani (sempre secondo il parere comune negli Usa) la colpevole è stata portata sul “patibolo” dell’opinione pubblica e tenuta in galera per 4 anni.

 

Sarà anche vero quel suo aspetto algido ad aver reso colpevole agli occhi di tanti italiani Amanda Knox, e molte spiegazioni hanno una loro plausibilità. Ma questo caso ci racconta soprattutto di un orrore di fondo che appartiene ormai a tutte le civiltà mediaticamente avanzate, la verità è solo un’opinione. (AD)

Scatenati i media di tutto il mondo per il processo di Perugia.

Quattrocento giornalisti, decine e decine di televisioni digitali, satellitari che hanno atteso la sentenza dell’appello.

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