Il Colore della Verità: personale di Menelaw Sete

Perché proporre un artista brasiliano che corre lungo l’esiguo filo tra informale e post cubismo? Molto spesso, nelle rassegne artistiche e nelle sacche di critica, […]

Perché proporre un artista brasiliano che corre lungo l’esiguo filo tra informale e post cubismo?
Molto spesso, nelle rassegne artistiche e nelle sacche di critica, è stato fatto muovere il pensiero che questo genere di pittura sia tramontato. In qualche modo oltrepassato a favore di un linguaggio maggiormente rarefatto, cosiddetto concettuale, che mira a ricondurre il pensiero ad un forma di assoluta deduzione non apparente e un po’ ingrata. Eppure in questo contesto concettuale quello che sfugge in continuazione è il punto di vista. Da quale punto di vista muovono le critiche e le sollecitazioni? In quale direzione vanno?

L’arte dovrebbe essere un linguaggio non convenzionale a supporto del pensiero umano in grado di mettere in comunicazione sensoriale culture agli antipodi e, nonostante le differenze sociali e i momenti di influenza diversi che sono presenti nelle varie società, dovrebbe garantire una comunicabilità polisemica. Ossia estrema anche se non certa. Partendo da qui non possiamo trascurare, sarebbe pretestuoso, i linguaggi e le proposte nel linguaggio Arte di sacche sociale lontane dalla europeità che ci contraddistingue. Perché dover ritenere univoco il nostro punto di partenza per lo scandaglio dell’arte? E perché dover considerare superato un approccio?

Crediamo fortemente necessario ricordare che l’arte non è un  linguaggio che proceda per stadi successivi, come la medicina, dove l’affermazione di un successivo è al contempo la negazione di un precedente ma a stadi paralleli dove un successivo integra un precedente. In un celebre trattato di estetica, Almond Fregus mette in evidenza come il sublime abbia caratteristiche “cumulative e non migliorative nei confronti della propria stessa storia.”

Proprio in quest’ottica è fondamentale dare voce ad un artista brasiliano che si trova a tradurre il reale fattivo con cui è a contatto con una tecnica del colore che  mette in relazione stati d’animo emozionali con momenti fondamentali come la riproduzione, la procreazione, l’eleganza di una passeggiata con il proprio figlio, il rapporto ancestrale con il fallo e la sua vena carica di legami con la virilità e fertilità della terra (intesa anche comunione di uomini).

Le pedine che muovono all’interno del linguaggio di Menelaw sono quelle basate sui simboli archetipici elementari come il fiore, il fallo umano, la vagina come antro protetto, il frutto, la relazione degli occhi. In questo calderone di elementi chiave è basilare cogliere la relazione tra di essi. In questo modo si aprono strade fantastiche e narrazioni particolari. Un uomo violentemente nero al fianco di una donna asciutta nel colore e diafana è l’apice di un’unione carnale e metafisica che parla attraverso un fiore sbocciato.

L’anima del progetto curatoriale è quindi quella di affacciare il vecchio continente ai dibattiti linguistici di altre zone del globo, in questo caso il Brasile, e di promulgare l’integrazione orizzontale dell’arte e della cultura. Non possiamo essere animali globalizzati ignorando i semi dell’arte del resto del mondo, procedendo per assiomi e critiche li escludano. E’ necessario dare voce a chi, per contingenze, non ne ha mai avuta soprattutto al fine di progredire culturalmente e venire a conoscenza dell’uso del linguaggio artistico e della traduzione della realtà da parte di altri se non noi.

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