“I bambini di Golzow”, il documentario più lungo di sempre da stanotte su RaiTre. Imperdibile

L’idea è semplice quanto geniale, riprendere una scolaresca e accompagnarla con la cinepresa all’età adulta, documentandone la quaotidianità e i gesti consueti mentre sullo sfondo […]

L’idea è semplice quanto geniale, riprendere una scolaresca e accompagnarla con la cinepresa all’età adulta, documentandone la quaotidianità e i gesti consueti mentre sullo sfondo passa la grande storia, catturata in un piccolo paesino di quella che era la Germania dell’Est. I Bambini di Golzowè semplicemente questo, oltre ad essere il documentario più lungo della storia del cinema.

Oltre 42 ore, che Rai Tre manderà in onda in prima visione mondiale per la tv a partire da oggi e per dodici notti in “Fuori Orario cose (mai) viste”.  Uno straordinario viaggio nel tempo quello che dal 1961 al 2007, ha impegnato i due registi tedeschi Winfried e Barbara Junge in quella che è la documentazione di una generazione e del suo tempo, dalla costruzione del Muro di Berlino alla riunificazione della Germania,  fino agli anni più recenti. Un racconto fiume, diviso dagli autori in venti episodi per quasi settanta chilometri di pellicola. La vita vi scorre senza trionfalismi, con le sue tensioni ed i piccoli e i grandi drammi personali. Quello che ne sortisce è un bilancio storico, umano e politico di portata eccezionale. Dice Enrico Ghezzi: “Tempo e spazio si incrociano così in una costellazione variabile di mutamenti e di quotidianità, di traumi e di trasformazioni, che fanno del cinema ancora una volta la nostra lingua sconosciuta” .

Dal 1992 Winfried Junge ha curato la regia dei restanti dieci episodi (l’ultimo è del 2007)  insieme a sua moglie Barbara. Nel corso degli anni il Festival del Cinema di Berlino ha,  di volta in volta,  dato ampio spazio a vari episodi che hanno riscosso gli apprezzamenti della critica internazionale.

Il lavoro di Winfried Junge comincia nel 1961 su richiesta del dipartimento documentari della Defa, gli studi cinematografici della ex Repubblica democratica. L’idea originale è di riprendere il piccolo villaggio di Golzow al confine con la Polonia  facendone un

Barbara e Winfried Junge

esempio realizzato di socialismo reale. Il film doveva essere la narrazione del progresso attraverso le vite di quei bambini. Il regista prende l’incarico sul serio, e narra tutto, decidendo di realizzare un progetto biografico a lungo termine a partire da una singola scolaresca – i bambini di Golzow – in modo da seguirne la crescita e le vicissitudini. Junge mostra il «Registro pedagogico», dove gli insegnanti sono tenuti a prendere nota degli orientamenti ideologici e intellettuali dei ragazzi. Illustra il loro cammino nella vita, risente delle trasformazioni sociali ma non viene mai interrotto, neppure dopo la chiusura della Defa. Attraverso programmati ritorni ciclici, Winfried e sua moglie Barbara (da subito sceneggiatrice e montatrice del film) via via si convincono di avere in mano un materiale prezioso che permette un bilancio storico, umano, politico di tutta una zona cruciale d’Europa.

Scrivono i registi: “Fin dall’inizio, in una cronaca filmata così lunga, ci sono stati molti arresti e ripartenze, che poi si sono protratti in più di quattro decadi di riprese. Numerose osservazioni della vita scolastica di questi bambini che non sono rimasti bambini, furono per noi cosa rara, un tesoro fatto di momenti magici, ma anche di conflitti e di gravi perdite (non tutti i bambini sono con noi oggi: Brigitte è morta a 29 anni, Jürgen a 52 e alcuni, dopo un certo periodo, hanno deciso di non farsi più filmare). Ci fu data però la possibilità di catturare e documentare fatti quotidiani che ci avvicinarono a cio’ che normalmente definiamo umano, motivandoci fino a oggi e convincendoci che questo sarebbe stato il nostro contributo alla Storia”.


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