E.T. di Steven Spielberg compie 30 anni e noi lo ricordiamo così

Era il 1982 e la storia del cinema non sarebbe stata più la stessa: E.T. L’extraterrestre è un film indimenticabile.

La prima uscita nelle sale cinematografiche risale all’11 giugno 1982: Steven Spielberg ha presentato al mondo la sua creatura più bella, dolce e inquietante di sempre: E.T., un extraterrestre amico dei bambini, un extraterrestre che ha commosso un po’ tutti (o almeno ha commosso me, che adesso ho 27 anni e la prima volta che ho guardato questo film ho pianto come una fontana).

La pellicola fu distribuita nuovamente nel 1985, e nel 2002, con l’aggiunta di nuove scene ed effetti speciali migliorati. Le tematiche sono forti e molto care al regista: la famiglia, l’abbandono, la tolleranza e la comprensione. Diversi elementi del film fanno riferimento a Le avventure di Peter Pan: i bambini sperduti sarebbero i tre protagonisti, E.T. non sarebbe sopravvissuto sulla Terra, così come Peter Pan non sarebbe potuto sopravvivere sull’Isola che non c’è, e i pirati sono rimpiazzati dagli scienziati del governo.

Lo stesso Spielberg non fa mistero sul fatto che ha un vero debole per l’alieno più famoso del mondo, è il suo film preferito:

“Le migliori scene del film sono quelle che ancora ci toccano. Quando la bicicletta vola oltre la luna e E. T. mormora “casa casa”, il nostro cuore è pieno come la luna stessa. Con un lenzuolo bianco avvolto attorno al viso come un burqa, il piccolo alieno è come un Lawrence d’Arabia su una bicicletta”

Sì, un bambino su una bicicletta che passa accanto ad una luna che troneggia imponente nel cielo: è un’immagine incredibile che lascia tutti gli spettatori a bocca aperta (ricordiamo che siamo ancora nel 1982): una scena talmente bella, un frame talmente spettacolare che verrà scelto come locandina ufficiale del film.

Che dire? Buon compleanno E.T. e grazie per averci fatto sorridere, per aver fatto rinascere quelle piantine morte con un dito, per aver avuto così tanta empatia con Elliot, per aver insegnato a tutti noi a capire che ci sono cose che a volte si deve lasciare andar via. Grazie perché ogni volta che ci chiamano sul cellulare i nostri genitori, sullo smartphone troneggia la scritta “Telefono-casa”. Grazie per averci fatto immaginare mille e una volta di poter saltare il traffico delle metropoli con la nostra bicicletta. Grazie per averci fatto volere un po’ più di bene alla nostra sorellina, oppure a nostro fratello maggiore e grazie perché a distanza di 30 anni ci fai sognare sempre allo stesso modo.

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