Recensione, “Album Biango” di Elio e le Storie Tese

Quindici tracce, scandite come al solito dal consueto humor degli Elio e le storie tese, come al solito dissacranti, come al solito ricche di omaggi che solo un gruppo con una vastissima cultura musicale può fare

Tornano gli Elii. Da pochi giorni è infatti uscito, dopo diversi anni di attesa (Gattini era in fondo solo un greatest hits con un solo brano nuovo, Storia di un bellimbusto) dall’ultimo album di inediti, Studentessi, un nuovo lavoro per Elio e le Storie Tese.

E tornano, sotto diversi aspetti, alle origini, con un disco nel quale viene esaltata la loro arte musicale, dove, con i soliti testi farciti di nonsense, ironia e giochi di parole, si destreggiano in vari generi, dal rock al neomelodico in stile Modugno passando per un’interessante omaggio agli Area.

Quindici tracce, scandite come al solito dal consueto humor degli Elio e le storie tese, come al solito dissacranti, come al solito ricche di omaggi che solo un gruppo con una vastissima cultura musicale può fare.

Già perché il citazionismo è un vero e proprio marchio di fabbrica: ascoltate la famosa Canzone mononota per rendervene conto. Pur utilizzando solo la nota do, riescono a citare chiaramente Il samba di una nota sola, Rossini, l’Inno cubano, le ballate di Bob Dylan e chissà quanti altri brani che, per ignoranza o ascolto frettoloso o non sufficientemente approfondito non ho ancora colto.

E che dire della dissacrante Complesso del primo maggio? Tra Sud sound system, Van de Sfroos, Eugenio Finardi, il metal dei Linea 77 (che nel videoclip assumono le fattezze di Mozart e Beethoven) e “la musica balcanica che alla lunga  rompe i coglioni” non si salva proprio nessuno. Forse un po’ di risentimento con il Concertone trasmesso dalla Rai c’è: negli anni ’90, prima de La terra dei cachi (la famosa Italia sì, Italia no, certamente non uno dei migliori brani della band) erano stati duramente censurati da Rai tre che, con Vincenzo Mollica prestatosi ad un patetico siparietto dove ha simulato un improvviso e provvidenziale cambio di rete, proprio mentre eseguivano il loro brano “Gezz” conosciuto con il titolo Sabbiature. Si trattava di una dura polemica contro Ciarrapico ed i politici corrotti suonata, con testo improvvisato, sulle note di Ti amo campionato, sigla di Mai dire gol composta proprio da Elio.

Il videoclip del brano Complesso del primo maggio è divertentissimo, in pieno stile “comunista”, con Lenin e l’invettiva contro il capitalismo declamata da un bambina.

Una nota negativa del disco: troppo pochi gli inediti! Su 15 brani si parte con il solito brano introduttivo con voci e stralci di audio televisivo, per poi passare ai due successi di San Remo, ovvero Dannati forever e La canzone mononota. Quindi un bel brano veramente inedito, Il ritmo della sala prove dove Elio sembra, in alcuni punti, citare se stesso ai tempi di Oratorium o dei primissimi dischi, con il gruppetto di ragazzi milanesi che parlano con il loro slang fatto di “figa”, “raga”, “figu” e “pirla”.

Poi altri due brani già portati in concerto: Lettere dal www e la sua naturale prosecuzione, Enlarge uour penis, su, come suggeriscono i titoli, pregi e difetti di Internet (sul tema avevo già fatto un gingle sullo Spam qualche anno fa).
E poi ancora un gruppetto di canzoni inedite: Luigi pugilista (storia di un pugile con gli occhiali che sfruttava il fatto che, come si sa, quelli con gli occhiali non si picchiano. Ma questo enunciato non gode della proprietà transitiva), Reggia=(base*altezza) e Come gli Area (tributi al gruppo italiano, apprezzato dai comunisti perché “si sa che il pubblico  fascista non capisce un cazzo di musica”), Il tutor di Nerone. E poi due canzoni swing, una sul torbido mondo del pettegolezzo maschile, Una serata con amici, e poi Amore amorissimo, tributo a Modugno e già cantata da Fiorello nel suo Il più grande spettacolo dopo il weekend.
Ed infine il disco si chiude con due brani presentati anche al Concerto del primo maggio: Sul prato di piazza San Giovanni (cantata dal vero Eugenio Finardi) e Complesso del primo maggio.

Un’avvertenza: come al solito non fermatevi all’ultima nota, ma aspettate un paio di minuti prima di tirare fuori il disco dal lettore. Troverete così la versione “originale” della Canzone mononota, versione estesa ed eseguita unplugged, solo grancassa e voce. Il testo è più articolato rispetto a quella presentata a San Remo. Ma non voglio togliere la sorpresa. Sappiate solo che viene trovato un collegamento tra sesso anale, Minnesota, Ottawa, Texas, ossessivi compulsivi, telegrafisti e “chi suona con una mano sola per scelta o per necessità”.
Unica (forse) pecca: tra tanti brani mi aspettavo di trovare anche Fine del mondo, pezzo composto sulla imminente fine del mondo del 21/12/2012.

Alla fine ha avuto ragione Elio: forse i Maya ci hanno fatto uno scherzo concepito “a scoppio ritardato”. D’altra parte “cosa ne sappiamo dello humor raffinato degli antichissimi Maya?”. (l.c.)

 

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