Jimi, Janis, Jim. Quarant’anni di rock senza loro

Due anni. Sono bastati due anni per fare del rock una musica addirittura omicida, del diavolo, un enorme Leviatano che divora i suoi figli portandoli […]

Due anni. Sono bastati due anni per fare del rock una musica addirittura omicida, del diavolo, un enorme Leviatano che divora i suoi figli portandoli via dalla vita terrena prima del tempo.

Fa strano, perchè nella storia della musica più graffiante ed irriverente due anni sono goccia nel mare ed invece quei due anni, proprio quei due ani lì, sono stampati a fuoco nelle menti di quelli che hanno avuto la fortuna di viverli e piangerli e sono stati studiati ed assimilati dagli appassionati più giovani che, a dirla con parole obiettivamente troppo pesanti, ma dal significato almeno applicabile di Primo Levi “non hanno visto, ma hanno solo sentito”.

1970 e 1971. Tanti ricordano il primo per i Mondiali di Calcio in Messico, che da una parte regalarono una semplicemente mitica rivalsa di tanti poveri italiani immigrati in terra teutonica per sfuggire alla povertà ed alla fame, con la storica semifinale Italia – Germania 4 – 3, dall’altro cancellarono il sogno con una finale con il Brasile che permise l’assegnazione della Coppa Rimet ai verde oro di Pelè. Dal punto di vista musicale, dal 1970 al 1971, in un incredibile gioco di sfortuna e fatalità, scomparirono nell’ordine: James Marshall Hendrix, detto comunemente “Jimi”, l’anima nera e mancina della Fender Stratocaster, spentosi la sera del 18 settembre 1970 nella sua stanza al Samarkand Hotel di Lansdowne Crescent, Londra,  a causa, pare, ma le tesi sono ancora discutibili e per ora ci si affida alla testimonianza della giovane fidanzata tedesca Monika Dannemann presente quella notte, da un cocktail letale di alccol e tranquillanti che portò ad un conato di vomito soffocando il mito.

Non andò molto meglio agli altri due protagonisti. Neanche 20 giorni dopo, il 4 ottobre del 1970, fu la volta della pazza dalla voce di carta vetro, Janis Joplin, sulla cresta dell’onda da anni. Venne trovata nel modo più schifoso, snervante ed avvilente, già morta, quasi un giorno dopo il fatto, con la faccia a terra coperta di sangue in un motel di Hollywood. Indagini precisarono che in questo caso, sarebbe stata un’overdose di eroina a fermare il cuore della rocker statunitense.

Ultimo, lo “sciamano” leder dei Doors, Jim Morrison, deceduto il 3 luglio del 1971 a Parigi, dove si era trasferito per dimenticare la sua carriera di poeta maledetto e cantante trascinatore e smettere di bere. Non ci riuscì e si spense nella vasca da bagno, “che fine poco gloriosa” verrebbe da dire. O forse, anche in questo caso, il signor “Morrison ha esagerato”, come dissero gli agenti di polizia che lo arrestarono nel settembre del 1970.

È chiaro, ad anni 2000 inoltrati, che oggi è facile dire che le droghe, l’alcool, le esagerazioni cancellano la vita di un artista seguito, invidiato e stimato. Allora però, era probabilmente facile fidarsi della propria popolarità e credersi forse superiore ai rischi che si stavano correndo. Tre personaggi di questo calibro caduti come mosche hanno lasciato un enorme vuoto, colmato solo dalle musiche immortali che hanno inciso e che nessuno, per quanto più accorto di loro, è ancora riuscito a superare. Addirittura i tanto cari ai rockers, vaticanisti della musica, si spinsero a disegnare curiose e fantasiose correlazioni astrali, alla ricerca forzata di qualche formula matematica tra le date di morte che per un verso o per l’altro desse come risultato 666, il numero del Diavolo, o partorì anche la teoria della maledizione della “J27”, lettera dell’iniziale dei tre nomi (il 27 sta per la loro età). Inutile lanciarsi in considerazioni su posizioni più figlie dell’invidia che della logica. I fatti sono drammatici e sono tre: per vizio, leggerezza o ignoranza, tre vite storiche della musica si sono spente tragicamente, e chi ci ha rimesso di più è stato il rock. Pensare, che proprio Jimi Hendrix, diceva: “devi andartene prima che gli altri si accorgano che vali qualcosa, così ti assicuri l’immortalità”. Bravo Jimi, un altro assolo ben riuscito, avevi ragione, tu ce l’hai fatta. (Davide Rabaioli)

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