Imagine, 40 anni fa il capolavoro di John Lennon

Nel mondo della musica esistono canzoni che riscrivono la storia del mondo, cambiano la percezione della gente, fanno progredire le stesse vie di socializzazione degli […]

Nel mondo della musica esistono canzoni che riscrivono la storia del mondo, cambiano la percezione della gente, fanno progredire le stesse vie di socializzazione degli umani. Opere conosciute da tutti, fischiettate da quasi tutti, cantate con il testo giusto dalla metà di tutti e criticate quasi da nessuno. Oggi la composizione regina che si appresta a spegnere le prime quaranta candeline è “Imagine” di John Lennon, del 1971.

 

Il brano è venuto alla luce quando gli Stati Uniti erano in un gigantesco fermento. La musica era colpita dai decessi illustri di Morrison, e prima ancora Hendrix e Joplin. Le famose “3 J” inventate dal diavolo del Rock, forse l’unico a non aver pianto queste scomparse arrivate all’epoca  nel giro di un anno o poco più. Era il periodo della guerra fredda e della guerra in Vietnam. Degli “hippy” che in Italia venivano in maniera sommaria identificati con il termine “figli dei fiori”. Mentre si andava sulla luna, appena conquistata, sulla terra ci si abbandonava mentalmente a visioni suggestive, stimolate dalle droghe del momento, che venivano traslate musicalmente per essere condivise da tutti, e scioccare tutti.

Imagine” diventa il simbolo di un momento che apre al mondo nuovi linguaggi, ma la canzone – come tutti i capolavori – va oltre il suo pubblico d’elezione infondendo un innegabile senso di pace anche a un ragazzino. Non c’è proprio nulla di finto o di forzato, nella sua semplicità musicale è facile essere trasportati dalla voce suadente del “beatle”, che verrà ucciso l’otto dicembre 1980 da un folle a New York, forse anche per colpa della stessa “Imagine”. Canzone, pubblicata nell’omonimo album, che ebbe una gestazione commerciale lunga. Per il mercato statunitense, conseguentemente, uscì come singolo l’undici ottobre del 1971. In Europa, più precisamente in Gran Bretagna, vi approdò sempre in formato 45 giri, 4 anni dopo nel 1975, come lato B di Working Class Hero.

Il testo potrebbe essere ragione di un monografico in un corso di storia moderna, o sociologia contemporanea, perché rappresenta un ideale manifesto del pensiero del futuro, del vivere bene lontano da falsità vaticaniste ed assaporare la vita nella maniera più pura. Inizia d’impatto, chiedendo di immaginare che non ci sia un Paradiso sopra di noi e sotto non esiste Inferno, non è difficile come visione.

Immaginate, se non ci fossero state guerre, uccisioni, con la gente che vive in pace. Immaginate che non ci siano grandi possessori o povera gente e che tutti condividano tutto, non è così difficile, farlo. Poi  ripete “you may say, i’m a dreamer, but i’m not the only one. I hope some day you’ll join us, and the world will live as one”, potete accusarmi di essere un sognatore, ma state sicuri che non sono il solo e spero vi unirete a noi, così il mondo sarà migliore. Per quanto apparentemente pacifista, secondo l’autore, il testo è di ispirazione comunista, ma anche il pacifista ci sta bene. Per chiudere con un pensiero della buona notte, si sottolinea come nello stivale degli italioti cresciuti a bastone e carota, “Imagine” in classifica non ha mai battuto la Raffaella nazionale con il “Tuca tuca”, Nicola di Bari con “Chitarrra suona più piano” e Marcella Bella con “Montagne verdi”, giusto così evidentemente. (Davide Rabioli)

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