Il rock? Roba per anziani (menomale)

Non ci sono storie. Li chiamano “vecchi”, “dinosauri”, “trapassati”, “antichi”, ma non c’è niente da fare. Se la musica, specie quella dei tour, del contatto […]

Non ci sono storie. Li chiamano “vecchi”, “dinosauri”, “trapassati”, “antichi”, ma non c’è niente da fare. Se la musica, specie quella dei tour, del contatto con il pubblico negli stadi, vuole continuare a vivere, fa benissimo a basarsi su tutti quegli artisti che della stessa arte, hanno fatto la storia, invece di schiantarsi contro pallide fiammette estive che magari arrivano a vendere singoli fino ad ottobre, alle quali, per carità di Dio, si augura tutta la fortuna di questo mondo, ma che con troppa facilità, vengono etichettate come eredi di qualche pietra miliare della musica stessa.

A dirlo, sono i numeri, quegli stupidi pasticci, ai quali, al bisogno, si fa dire quello che si vuole se si tratta di statistiche, ma che in termini assoluti sono oggettivi, sono un pugno in faccia, se non li si gradisce, o il più bel bacio se sostengono la

Bon Jovi a Madrid, durate gli European MTV award lo scorso novembre

propria fede. I commenti invece, le considerazioni, sono fondamentalmente aria.

Ed ora, veniamo ai dati: i tour del 2010, regalano la palma di miglior proposta, assolutamente al rock, con un primo, un secondo ed anche un terzo posto della top ten del periodico americano “Pollstar”. Primo, il caro Bon Jovi, italo americano (nome veroGiovanni Bongiovanni), sulla cresta ormai da una trentina d’anni, che con sole 80 date in giro per il mondo, ha incassato qualcosa come 201 milioni di dollari. Dietro al signor “Bad Medecine”, sua epica hit del 1988, album “New Jersey”, si cambia emisfero, perchè si deve nuotare fino all’Australia per incontrare i vecchissimi (scusate se è poco) del rock in classifica, gli AC/DC di quel motorino elettrico senza lubrificazione di Angus Young, vinti dalle righe, ma sempre pronti ad esibirsi in calzoncini da studentello teen ager. Questi, con età media sopra i 50 anni, quasi 60, con i loro concerti, sempre meno del dovuto, hanno messo nella cosiddetta “saccoccia”, quasi 180 milioni di dollari. Poi, sempre lontani dai giovani, arrivano i maestri irlandesi: gli U2. I fatti, parlano chiaro: 32 date per il mondo, 161 milioni di dollari incassati. Punto. Da qui, si riparte dal primo degli ultimi, o meglio, la prima, e cominciano le suddette considerazioni. Da un lato, si può sottolineare il suo potere, visto che è la prima non sopra i 40, anzi, unica sotto i 30, che si avvicina ai mostri sacri, oppure, altri, potrebbero dire “visto? Altro che erede di Madonna, lasciamo morire la “Ciccone”, prima di assegnarle degli eredi”. È lei, la “Germanotta”, altra italo americana, ormai nota come “Lady Gaga”. La ventiquattrenne si è sfogata quest’anno, con ben 138 concerti costosissimi, per quello che riguarda il biglietto di ingresso, macinando “solo” 133 milioni di dollari. Fa seguito, al quinto posto, la compagine che ha inventato un suo genere di musica nei primi anni 80, di nuovo, quando l’artista precedente non era ancora nata, i “Metallica”, venuti al mondo nel 1983 con “Kill ‘em All” (“Uccidili tutti”), che la dice lunga sul peso delle grattuggiate di chitarra. Nel 2010, 110 milioni di guadagno. Poi, l’ultimo dei giovani, quello, questa volta ha un minimo senso dirlo, riconosciuto erede di Frank Sinatra, ovvero Michael Bublè, trentacinquenne (anche lui sangue italiano), che di milioni ne ha portati a casa ben 104,2. Solo 0.1 in più dei settimi in classifica, che non sono un gruppo musicale, ma uno spettacolo televisivo, riportato in teatro: “Walking with dinosaurs”. Poi abbiamo Paul McCartney, 68 anni, gli Eagles di “In the city” ed “Hotel California”, età media, 62 anni ed a chiudere, il signor “The Wall”, Roger Waters, che con i suoi concerti per milionari, ha racimolato quasi 90 milioni di dollari. (Davide Rabaioli)

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