Francesco De Gregori, tutto in una collana

“E qualcosa rimane”, recitava l’icipit della nota canzone. A dire il vero non rimane solamente “qualcosa “ della produzione artistica di uno dei più importanti […]

E qualcosa rimane”, recitava l’icipit della nota canzone. A dire il vero non rimane solamente “qualcosa “ della produzione artistica di uno dei più importanti esponenti della canzone d’autore italiana. Francesco de Gregori ha scritto in modo considerevole sulle “ pagine chiare e le pagine scure “ della storia dei versi musicali italiani. La conferma di questa inesauribile e ricca vena artistica viene narrata su quattordici album della collana “ Contemporanea “, distribuiti in edicola dal Corriere della Sera: un esauriente excursus storico nella produzione del cantautore romano. Domani toccherà al secondo volume, Titanic, che segue il primo datato 1975 e dedicato al lavoro che più lo rappresenta ed identifica: Rimmel. La produzione in versi di Francesco De Gregori a ragione viene considerata come vero e proprio materiale poetico sostenuto musicalmente da strutture sonore compositive d’ispirazione soprattutto dylaniana. Dal quale folk singer americano  fa sua anche l’interpretazione fonetica consacrando così il suo personale stile esecutivo. Versi quelli di De Gregori che conquistano l’assolutezza nell’unione con la composizione melodica ma che non necessariamente necessitano della partitura per esprimere la propria musicalità. Un poeta, quindi, che con l’album Rimmel cambia la storia della musica italiana e soprattutto identifica definitivamente il proprio linguaggio comunicativo che la critica definisce ermetico, nello stile, ma che i fruitori sembrano comprendere perfettamente. Un poeta che sa anche spogliarsi di quel velo di sacralità che avvolge i cantautori quando di sé afferma che è uno che fa canzoni; considerazione che non lo allontana da quella riconducibile ad un altro grande artista della musica: John Lennon. E di canzoni Francesco De Gregori ne ha fatte parecchie e quelle più rappresentative sono racchiuse nei quattordici album che ne arredano l’iniziativa editoriale ricchissima anche di contenuti analitici e di interviste.   (Francesco Serviente)

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