Scoperta HD 162826, l’astro gemello del nostro Sole

Lo studio del team di ricercatori dell’Università del Texas guidato da Ivan Ramirez potrebbe chiarire definitivamente i dubbi sul processo di formazione stellare a partire da nubi di gas e polveri

Si chiama HD 162826 ed è la stella in assoluto più simile al Sole che sia mai stata osservata: autori della scoperta Ivan Ramirez e il suo team di ricercatori dell’Università del Texas , che hanno identificato l’astro all’interno di un gruppo comprendente altri 29 possibili candidati. HD 162826, formatasi 4,5 miliardi di anni fa nella stessa nube di gas e polveri che diede vita al Sole, dista 110 anni luce dalla Terra ed è all’incirca del 15% più massiccia rispetto alla nostra stella. HD 162826 non è visibile a occhio nudo, ma può essere facilmente individuata con l’ausilio di un binocolo puntando lo sguardo in direzione di Vega, stella alfa della costellazione della Lira. In realtà HD 162826 era nota già da tempo alla comunità degli astronomi, ma lo studio di Ramirez è stato fondamentale per comprenderne a fondo struttura e composizione chimica. La scoperta della stella è importantissima perché consentirà agli scienziati di studiare meglio i meccanismi alla base dei processi di formazione stellare. Lo studio condotto dal team di Ramirez verrà pubblicato su The Astrophysical Journal il prossimo 1 giugno.


ELEMENTAL ABUNDANCES OF SOLAR SIBLING CANDIDATES

Dynamical information along with survey data on metallicity and in some cases age have been used recently by some authors to search for candidates of stars that were born in the cluster where the Sun formed.
We have acquired high resolution, high signal-to-noise ratio spectra for 30 of these objects to determine, using detailed elemental abundance analysis, if they could be true solar siblings.
Only two of the candidates are found to have solar chemical composition. Updated modeling of the stars’ past orbits in a realistic Galactic potential reveals that one of them, HD 162826, satis?es both chemical and dynamical conditions for being a sibling of the Sun.
Measurements of rare-element abundances for this star further con?rm its solar composition, with the only possible exception of Sm. Analysis of long-term high-precision radial velocity data rules out the presence of hot Jupiters and con?rms that this star is not in a binary system.
We ?nd that chemical tagging does not necessarily bene?t from studying as many elements as possible, but instead from identifying and carefully measuring the abundances of those elements which show large star-to-star scatter at a given metallicity. Future searches employing data products from ongoing massive astrometric and spectroscopic surveys can be optimized by acknowledging this fact.




(St.S.)

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