Yves Saint Laurent: la fragilità e il genio

Yves Saint Laurent, di Jalil Lespert. A sei anni dalla scomparsa il primo biopic dedicato all’artista della moda. Nelle sale italiane da giovedì 27 marzo, il film è una sorta di biografia “autorizzata” (da Pierre Bergé, lo storico compagno di YSL), in attesa di ritrovare, probabilmente a Cannes, il Saint Laurent del dissacrante Bertrand Bonello, ma di questo YSL parleremo a tempo debito

Alla visione del film di Lespert, la grande scoperta del pubblico, quello ignaro delle biografia di Yves Saint Laurent, è scoprire il lato oscuro dello stilista la sua esistenza costellata di debolezze talvolta insopportabili, che tuttavia non prevalgono sul suo genio sovversivo, l’artista perso in sé, tra timidezza patologica ed eccessi autodistruttivi, felice solo in primavera ed autunno, con l’uscita delle sue collezioni e il cui unico rammarico era di non aver inventato il bue jeans. Poco prima che morisse, il compagno di una vita, Pierre Bergè, affermò che Saint Laurent semplicemente “non era interessato alle persone” eppure un posto nella categoria dei benefattori del genere femminile lo merita.

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E’ vero è stata Coco Chanel – che nel ’69 lo battezzò suo unico erede morale –  a mettere il pantalone alle donne per il tempo libero, ma Yves Saint Laurent è stato quello che ha dato alle donne i pantaloni per il giorno e quelli per la sera, il tailleur pantalone, e finanche lo smoking. Adattando la stoffa kaki degli esploratori, ha creato quell’abito safari diventato un must d’ogni fornito guardaroba estivo, e poi ha regalato alle signore il cappotto da marinaio, la giacca sportiva, il trench, i pantaloni alla zuava.. il tutto per una donna che si scopriva moderna e seducente anche in spavaldi abiti maschili, anzi ancora di più, come quella storica collezione del 1969 ricorda sopra ogni cosa. Era non a caso dedicata a Marlene DietrichUn taglio severo e implacabile enfatizza al massimo la femminilità e la seduzione“, spiegava lo stilista molti anni dopo. Una certezza irrompe nel dubbioso universo femminile la sfida dell’abito sexy senza volgarità con un Saint Laurent è sempre vinta, non solo con gli abiti da sera lussuosi e preziosissimi, ma anche col semplice abitino nero dalle trasparenze sapientemente misurate che tante volte ha proposto. Nel 1958, una rivoluzione, anzi per dirla con la stampa francese “la salvezza della nazione”, l’abito trapezio. Solo da un anno il suo mentore, Christian Dior, era passato a miglior vita e lui, appena 24 enne s’era ritrovato a gestire l’eredità dell’inventore del nuovo stile. Partendo da un corpetto stretto il trapezio si allargava come a divampare nell’aria circostante. Il tentativo, nel 1960, di rendere omaggio alla cultura beat della Rive Gauche con giacche di pelle e polo di cashmere nero sollevò però l’indignazione delle signore bene, la sua collaborazione con la maison Dior cessò. Cominciò un periodo buio, impiegato nella guerra franco algerina, finì per un breve periodo anche nell’ospedale psichiatrico. Riemergerà dal baratro ma mai definitivamente e, nel 1962 comincia a produrre col suo marchio, era finalmente libero di esprimere quella carica innovativa che nella storia della moda ha eguali solo in Chanel. E se madame Coco ha liberato la donna dalle costrizioni di una società ineguale, Saint Laurent ha colto lo spirito dei tempi, privilegiando la praticità “sovversiva “ dell’abbigliamento maschile ma riconducendo il suo stile ad un’ideale di bellezza che trova analogie solo nell’arte. E lui, che l’arte amava – resta celebre la sua raccolta costellata di capolavori – a questa s’è ispirata tante volte, ma anche al teatro, alla storia, alla sensualità dell’arte decorativa del suo amato Nord Africa, dov’era nato, nel 1936, e dove aveva costruito il suo lussuoso rifugio. Emblematiche e ormai considerate creazioni d’arte a tutti gli effetti, la sua collezione ispirata a Mondrian (1965), e, l’anno dopo la “Pop-Art”, ispirata da Andy Warhol.

IL FILMParigi, 1957. Yves Saint Laurent, appena ventunenne, viene inaspettatamente nominato responsabile della grande casa di moda creata da Christian Dior, da poco scomparso. Tutti gli occhi sono puntati su questo giovanissimo assistente che presenta la sua prima collezione di alta moda per Dior. Durante la straordinaria sfilata, rivelatasi un grande successo, Yves Saint Laurent incontra Pierre Bergé, che diventerà suo socio in affari e compagno per tutta la vita. Tre anni dopo il loro incontro i due creeranno la Yves Saint Laurent Company, destinata a diventare una delle griffe più celebri nel mondo della moda e del lusso. Nonostante i propri demoni interiori e le proprie insicurezze, Yves Saint Laurent, incoraggiato da Pierre Bergé, riuscirà a rianimare il sonnolento mondo della moda dell’epoca, trasformandolo completamente.

IL CAST: Pierre Niney (Saint Laurent), Guillaume Gallienne (Pierre Bergé), Charlotte Le Bon, Laura Smet, Marie De Villepin.

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