Roberto Faenza è “Anita B.” la sua nuova storia

Roberto Faenza, il regista torinese che si accinge a realizzare il film “Anita B.”, ha trascorso il Capodanno a New York alla ricerca dell’attrice a […]

Roberto Faenza, il regista torinese che si accinge a realizzare il film “Anita B.”, ha trascorso il Capodanno a New York alla ricerca dell’attrice a cui assegnare il ruolo della giovanissima protagonista. Questa coproduzione italiana, ungherese e statunitense racconterà come è possibile passare dalla morte alla vita e come, qualche volta, il cammino per ritrovare la speranza segue trame a dir poco imprevedibili.
La pellicola è la storia di una ragazza di nemmeno 16 anni che è sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti. E’ bella e sensibile anche se le dure prove che le sono state riservate dalla vita le hanno segnato in profondità l’animo. Un giorno decide di fuggire dall’orfanotrofio dove è stata accolta per trasferirsi a casa di una zia, Monika. E’ Eli, il cognato della donna, a prendersi l’impegno di recarsi al confine per accompagnare l’adolescente nel viaggio attraverso la Cecoslovacchia dove la fanciulla si ritrova clandestina in mezzo a un mondo ancora in subbuglio dopo la fine della seconda guerra mondiale. Ci sono persone che vogliono dimenticare gli orrori del conflitto e altri che invece vogliono ricordarli. C’è chi ha fatto la scelta di rifiutare per sempre ogni forma di violenza e chi pensa che sia necessario imbracciare il fucile per non correre il rischio di essere, un domani, di nuovo vittima. E c’è chi mette radici e chi, al contrario, s’imbarca per la “terra promessa”. E’ un’epoca cruciale, palpitante, ricca di difficoltà, ma anche di fermenti. Ma tutto ciò a Eli non interessa granchè. La verità è che è solo attratto dal corpo di Anita. Non perde tempo: già sul treno, affollato da un’umanità dolente che sogna una nuova esistenza, inizia a insidiarla in un gioco che si farà sempre più cinico e crudele.

“Anita B.”, sostenuto dal Ministero della cultura, è tratto dal romanzo di Edith Bruck “Quanta stella c’è nel cielo” che fa riferimento ai primi versi di un’amara ballata del poeta ungherese Sandor Petofi, figura chiave del Romanticismo e dei moti rivoluzionari del 1848. Una lirica che la ragazza non ha mai scordato. E che è il punto di partenza di una meditazione sulle emozioni, sulla forza e sulla fragilità che accompagnano chi corre verso la propria rinascita.
Faenza, che nel 1993 ha vinto il premio “David di Donatello” con “Jona che visse nella balena”, conosce molto bene la Grande Mela dove nel 1983 ha girato il thriller “L’assassino dei poliziotti”, e l’anno scorso “Un giorno questo dolore ti sarà utile”. Sempre nel 2011 è uscito il suo documentario “Silvio forever”, un collage di filmati d’epoca relativi all’ascesa politica di Berlusconi. Fra le sue esperienze americane, anche l’insegnamento di massmediologia al “Federal city college” di Washington. Un altro suo grande successo è stato “Sostiene Pereira” con Marcello Mastroianni. (Marco Fornara)

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