Oscar 2014, la festa sta per iniziare

Ultime ore d’attesa per la notte degli Oscar 2014, dal Dolby Theater di Los Angeles (diretta domenica 2 marzo dalle 22.50 su Sky Cinema Oscar)

I 6mila membri dell’Academy ormai hanno votato, le ultime punture di botox sono state fatte, le toilettes sono pronte (costo medio per un look da red carpet oltre i 4milioni di dollari – gioielli inclusi – stando alle stime di www.stylight.it), gli operai sono al voro (vedi foto), ed anche i bookmaker hanno ampiamente sentenziato, senza contare quello che in questi mesi ha detto la critica cinematografica.

Non volendo assolutamente parlare in queste ore nè di Paolo Sorrentino né de La grande bellezza, per ragioni puramente scaramantiche e di tifo simil-calcistico per il cinema nazionale (e sono ormai passati 15 anni da La vita è bella di Roberto Benigni), guardiamo oltre. E’ universalmente accettato che i tre film che si contenderanno la statuina come miglior film siano: 12 Years Slave, di Steve McQueen; Gravity, di Alfonso Cuarón e American Hustle di David O. Russell; spunta come quarto incomodo The Dallas Buyers Club, di Jean-Marc Vallée ma sarebbe davvero la grande sorpresa di questi 84mi Academy Awards. Probabilità scarse per gli altri film candidati: The Wolf of Wall Street, di Martin Scorsese; Philomena, di Stephen Frears; Captain Phillips, di Paul Greengrass; Her, di Spike Jonze e Nebraska, di Alexander Payne.

Steve McQueen, regista di 12 Years a Slave (12 anni schiavo), noto per essere un artista visivo quotatissimo nel panorama contemporaneo, ha ottenuto per il suo film ben dieci nomination. Cosa che (come abbiamo spiegato QUI) non lo mette affatto al sicuro, visto che negli ultimi dieci anni il numero di nomination è stato inversamente proporzionale alla vittoria della statuina più prestigiosa. 12 Years a Slave ha però tutte le caratteristiche di un tradizionale film da Oscar: è basato su una storia vera, il libro di memorie di Solomon Northup, vanta straordinari dettagli d’epoca, un cast straordinario in ruoli difficili, e riflette una moralità inattaccabile. Nota al margine, dice McQueen: “Ho sempre visto l’arte come la poesia e il cinema come il romanzo: fanno la stessa cosa ma in modo diverso, una è astratta e l’altro è lineare“. Impeccabile.

 

Dopo le tempeste sulle inesattezze scientifiche contenute, Gravity, il thriller spaziale di Alfonso Cuarón, ha dalla sua numerosissimi fan proprio nella comunità scientifica e astronautica, lo stesso Luca Parmitano, il primo astronauta italiano ad aver compiuto una passeggiata spaziale, ha ammesso che le scene sono molto realistiche. Altri hanno sostenuto che il film riporta in maniera ineccepibile la sensazione di “vuoto” vissuta dagli astronauti coinvolti in attività extraveicolari. D’altronde il regista di origine messicana ha trascorso quattro anni e mezzo a pianificare meticolosamente ogni fotogramma, restituendo, attraverso una storia molto coinvolgente, l’immagine di una Terra ad altissimo impatto emotivo.  E’ quasi certo che Gravity accumulerà statuine per la fotografia, gli effetti speciali ed anche per la miglior regia. Basterà per l’Oscar al miglior film?

 

Ecco che spunta all’orizzonte American Hustle, forte delle sue candidature ai quattro protagonisti. Un colpaccio per Russel aver piazzato in nomination Christian Bale, Jennifer Lawrence (che diretti da lui hanno entrambi già vinto l’Oscar), Bradley Cooper e Amy Adams. E’ il suo terzo film candidato all’Oscar in quattro anni, che sia la volta buona? Lo sapremo domani notte.

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