Oltre la soggettiva (terza parte)

Come mostrano i video, realizzati da Spence e messi on line sul sito www.eyeborgproject.com,  sono già stati  fatti dei grandi passi in avanti dal suo […]

Come mostrano i video, realizzati da Spence e messi on line sul sito www.eyeborgproject.com,  sono già stati  fatti dei grandi passi in avanti dal suo team, che ora sta cercando dei finanziamenti da parte di sponsor favorevoli a questo progetto rivolto alla scienza e al campo del videogiornalismo. «Siamo molto vicini» – ha dichiarato Spence – «per l’occhio bionico sono necessari una mini video camera e un piccolissimo trasmettitore e questi già li abbiamo realizzati». Ha poi spiegato quali sono gli ostacoli del suo progetto: «La batteria della videocamera, grande quanto quella di un orologio da polso, è la cosa più difficile da realizzare e comporta alcune complicazioni. Inoltre, ci possono essere dei problemi di negoziazione con la “burocrazia” della tecnologia, per dimostrare che il progetto non è ancora sul mercato». Ma il futuro supereroe ha ripetutamente espresso la convinzione di poter superare qualsiasi intralcio: «Se non riuscono a farlo i miei collaboratori, troverò qualcuno che ci riesce».
Si può quindi sperare e credere nel progetto del canadese. Il cinema insieme alla sua sorella minore, la Tv, può pensare di riuscire finalmente a catturare la realtà, perché ciò che avrà in più Spence, rispetto agli altri registi, è la mancanza fisica della videocamera. Nessun oggetto estraneo si insinuerà fra Spence e i suoi intervistati. Nessun carrello per le scene in movimento. Nessuna steadycam per realizzare inseguimenti. A livello giornalistico, potrebbe avere molti incarichi come reporter sotto copertura. Potrebbe recarsi negli scenari di guerra e carpire quelle informazioni fondamentali, che gli apparati istituzionali, fin dalla guerra del Golfo, hanno nascosto e continuano a nascondere agli embedded journalist. A livello cinematografico, potremmo immaginarci come sarebbero stati realizzati documentari storici, come Chronique d’un ètè, di Jean Rouch ed Edgar Morin, o Comizi d’amore di Pier Paolo Pasolini, con l’utilizzo dell’uomo dall’occhio bionico. Da un punto di vista sociologico, la mancanza della camera avrebbe permesso a questi registi di indagare in maniera più veritiera la realtà del loro tempo, ma dal punto di vista stilistico, la voce fuori campo di Pasolini e il microfono nero, che spunta dal basso della camera da presa, sono gli elementi che contraddistinguono la sua inchiesta, sono le tracce inconfondibili dell’autore. Guardando al presente e al futuro del cinema, in principio, la conquista della “verità assoluta” sarà accolta sicuramente di buon grado, ma, forse, in un secondo tempo, l’arte cinematografica si sentirà snaturata, privata di quel senso d’immaginazione, che gli ha permesso film come 2001: Odissea nello spazio di Kubrick o Fino alla fine del mondo di Win Wenders. Non si possono fare previsioni precise su come il cinema assorbirà e declinerà a proprio favore quest’ultima innovazione tecnologica. Si è sempre nel campo dei sogni e tutto può ancora accadere. (Valeria Tarallo)

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