Miele, di Valeria Golino. Tra dolore e compassione il film di Cannes

Miele, di Valeria Golino al cinema da mercoledì 1° maggio

Con Miele, Valeria Golino alla sua prima prova da regista in un lungometraggio, approderà (inaspettatamente) al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard. Bella sfida per l’attrice napoletana che in un momento monopolizzato dalla commedia – e non è un luogo comune – affronta il più difficile dei temi: la morte. Non esiste nella contemporaneità tabù più grande, rimozione più profonda.

E invece la protagonista del film, Irene, alias Jasmine Trinca, con la morte ci fa i conti ogni giorno, e per scelta. E’ lei che ha deciso da tre anni di dedicare la sua vita a chi soffre, malati terminali il cui dolore non troverà finali lieti e ai quali lei allevia le pene, anche quando arrivano a decisioni estreme. E’ il motivo per cui il suo nome in codice è Miele, angelo della morte clandestino ma ben conosciuto negli ambienti ospedalieri per la sua opera di restituzione della dignità umana.
Poi un giorno tutto cambia, le compassionevoli dinamiche alle quali è ormai abituata la costringono ad una revisione; accade quando il signor Grimaldi, un settantenne in buona salute fisica – il grande Carlo Cecchi – le chiede aiuto perché che ritiene semplicemente di aver vissuto troppo. E allora le convinzioni della donna mano mano sembrano sbriciolarsi, tra i due si apre il confronto mentre nasce un gioco di sottintesi e ambiguità affettive.

Prodotto da Riccardo Scamarcio, Miele è tratto dal libro di Angela Del FabbroVi perdono” (Einaudi 2009), nel cast oltre ai già citati Jasmine Trinca e Carlo Cecchi, troviamo Libero De Rienzo, Vinicio Marchioni e Iaia Forte, il film arriverà in sala il 1° maggio per Bim Distribuzione.

Nota finale per Jasmine Trinca attrice bravissima, bella, intensa e dalla vocazione tragica che davvero avrebbe bisogno di una grande commedia per liberarsi dall’immagine ingombrante  di trentenne tormentata (e spirituale). Solo qualche settimana fa l’abbiamo vista sostenere il ruolo di Augusta nel film di Giorgio DirittiUn giorno devi andare“. Nell’occasione la Trinca ha indossato – bene – i panni di una donna che, colpita da un grande dolore, scappa in Amazzonia alla ricerca di se stessa e del senso della vita. La prossima volta sullo schermo le auguriamo un ruolo più lieve, proprio perché è brava. (a.d)

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