Metropolis, il film ritrovato. Al museo del Cinema, una mostra sul capolavoro di Fritz Lang

Il Museo Nazionale del Cinema (Torino – Mole Antonelliana) ospita fino al 6 gennaio 2013, la mostra “Metropolis – Il Capolavoro Ritrovato”, un progetto della Deutsche Kinemathek – Museum für Film und Fernsehen (Berlino), a cura di Peter Mänz e Kristina Jaspers

Da Blade Runner a Guerre Stellari, quando i registi hanno provato a raccontare la città del futuro, inevitabilmente hanno finito per guardare indietro. Quasi sempre si sono lasciati prendere dalle vertigini di Metropolis, dai suoi cieli cupi e dai suoi grattacieli come affacciati su un abisso percorso da aerei sfreccianti e ferrovie sospese. Una città di schiavi in fila, come formiche nel ventre nero della metropoli e una città di ricchi, di manager, d’industriali, cui sono dati in dono la luce, il cielo, la dimensione verticale. E a completare l’immaginario di questa perfetto, angosciante ritratto di società futura, lei, la “donna macchina”, Maria, prima donna e poi robot e, in quanto tale destinata a invadere prepotentemente la fantasia dei posteri. Ogni robot che dopo di lei ha abitato il mondo di celluloide è figlio suo.

Il film di Fritz Lang, del 1926 è un capolavoro, un modello, un’opera campale per la storia del cinema e non solo per il genere fantascienza. C’è di più, è il primo film tutelato dall’Unesco come patrimonio dell’Umanità (è stato inserito nel 2001 nel registro speciale Memory of the World).  La sua vicenda, tuttavia, nasce e cresce in maniera travagliata. Tagliato più volte già prima della prima (per renderlo più fruibile rispetto all’originale di 153 minuti) lungo il ‘900 l’affannosa ricerca dei pezzi mancanti e la loro ricomposizione è diventata la missione di molti storici del cinema. I tentativi compiuti in mezzo mondo (URSS, Germania, USA) di rimontare il film non riusciranno però a riportarlo alle originali. Poi nel 2008 il ritrovamento, a Buenos Aires, di una copia conforme all’originale – in pessime condizioni -.  Un colpo di fortuna dovuto al fatto che il distributore argentino Adolfo Z. Wilson aveva visto il film e l’aveva acquistato prima dei tagli. Metropolis fu restaurato, digitalizzato, riportato a nuova luce anche se la storia dei tagli e delle mutilazioni che ha subito dal 1927 rimane impressa come traccia della memoria anche nella versione restaurata.

Da questa lunga storia prende le mosse la mostra del Museo del Cinema, tappa italiana di un’esposizione internazionale che già ha portato i materiali del film a Berlino, Parigi e Tolosa. Si tratta di un viaggio nella Metropolis immaginata dal regista austriaco, un’immersione nel pensiero creativo di Fritz Lang attraverso la lunga sfilata di oggetti e immagini che si dipana su una spettacolare scenografia ispirata al film. Ecco allora le pagine della sceneggiatura originale, la partitura della colonna sonora, i progetti architettonici e i bozzetti dei costumi, i disegni degli effetti speciali, gli accessori di scena e l’attrezzatura cinematografica. E poi centinaia di fotografie delle riprese, che mostrano l’impegno e la straordinaria creatività dei partecipanti. Tra le “chicche” la ricostruzione in 3D con proiezione olografica della trasformazione del robot Maria e otto teste che rappresentano la morte e i sette vizi capitali, modelli in gesso sulla base dei quali vennero realizzate le maschere degli attori. E mentre dai monitor passano gli spezzoni del film, una mostra nella mostra racconta la lunga storia del restauro. (a.d)

Informazioni mostra ed eventi collaterali su: www.museocinema.it

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