James Bond, condannato all’eternità

Nei giorni scorsi, nel corso di una conferenza stampa tenutasi in un lussuoso hotel di Londra, il 23mo film ufficiale di James Bond (non) ha […]

Nei giorni scorsi, nel corso di una conferenza stampa tenutasi in un lussuoso hotel di Londra, il 23mo film ufficiale di James Bond (non) ha svelato i suoi segreti. Tra voci che trovano conferma, segreti pessimamente mantenuti e ben poche, anzi nessuna indicazione sulla trama, il regista Sam Mendes ha confermato che il titolo è Skyfall, ma il senso di questa scelta “emozionale” si capirà solo con la visione del film e che a vestire i panni dell’agente al servizio di Sua maestà britannica è il freddo Daniel Craig. Lo sapevamo già, così come il fatto che le riprese sono appena cominciate. Il 26 ottobre del 2012 l’uscita in sala.
Nel cast il “cattivo” Javier Bardem, due Bond girl come Naomie Harris e Bérénice Marlohe e poi Judi Dench, ancora nel ruolo di M.
Le riprese si svolgeranno in Cina, Turchia, Scozia e presso gli inevitabili Pinewood Studios.

Ma a 50 anni circa dalla prima apparizione c’è ancora posto nell’immaginario per un film di James Bond e per la sua ricetta di spia? Il pubblico è disposto a innamorarsi ancora di questo soave killer in smoking, amante delle donne ma innamorato mai, castigatore dei cattivi, e probabile salvatore del mondo, attività nella quale si diletta dai luoghi più glamour che si possano immaginare?

E’ vero che Mendes ha lasciato trapelare voci per cui ritroveremo – probabilmente – un Bond più sobrio e cerebrale, meno sparatore e più intenso. Ma fino a che punto può giungere Manedes senza tradire il personaggio e l’immaginario a esso legato? Bond in realtà è una trappola per i registi, in questo mezzo secolo per quanti direttori si siano alternati alla macchina di presa, il franchise, che appartiene sempre e solo a chi lo produce, ha replicato il menu di sempre, ben collaudato e testato, e le sorprese sono solo dettagli, la sostanza non può cambiare.

Così in questi 50 anni, la spia ha affrontato la guerra fredda e la crisi petrolifera degli anni ’70, ha visto lo spettro dell’Aids, ha praticamente girato tutto il mondo ed è perfino andato nello spazio (Moonraker. Operazione spazio1979).

Ma chiunque sia stato il suo interprete, qualsiasi l’epoca nella quale si trovi ad agire, James Bond è condannato a rimanere se stesso, pena la morte. E come gli eroi dei fumetti non può morire, né invecchiare, al massimo può diventare noioso.

 

 

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