I soliti idioti, quel successo che inquieta

Ed eccoci davanti all’ennesimo caso cinematografico: I solidi idioti, al secolo Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio: 4 milioni e mezzo di euro incassati nei primi […]

Ed eccoci davanti all’ennesimo caso cinematografico: I solidi idioti, al secolo Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio: 4 milioni e mezzo di euro incassati nei primi tre giorni di programmazione. Un successo inquietante.

Politicamente scorretti, sguaiati, volgari, eppure il pubblico li trova irresistibili. Il film accentrato sul rapporto padre figlio: due mostri che non riescono a salvarsi nel grottesco. Giovanilista, furbastro, amorale, ipocrita è il padre, un concentrato di arroganza che vorrebbe dal “pargolo” reazioni forti e furbe e le manifesta come sa: a parolacce.

Ne hanno contate 148 in un’ora e mezza di film; succube della sua stessa, gigantesca indolenza è il figlio, estraneo anche a se stesso. Si grida ai “Mostri”, ma in realtà l’opera di Dino Risi conosceva sfumature psicologiche alle quali il duo Mandelli-Biggio, cresciuti in popolarità tra la Rete ed Mtv, non approdano. Si crede che non sia della satira approfondire, e invece è proprio quello che è chiamata – a modo suo – a fare.

La satira non è realista è surreale, solo così riesce ad essere efficace. Con una certa angoscia strisciante, e un bel po’ di disgusto, Mandelli e Biggio ci rimandano a casa con la sensazione di aver semplicemente fotografato uno spaccato di questa Italia, “ma sì, hanno calcato un po’ la mano”, diceva qualcuno all’uscita del cinema “la realtà non è poi tanto diversa, ne conosco di grevi io…”. Altri, invece, “alzano le mani”, come Concita De Gregorio su Repubblica, chiamata a interpretare il fenomeno e pubblicamente dichiaratasi incapace a comprendere i motivi di tanto successo.

L’anno scorso altre due commedie hanno ottenuto grandi successi al botteghino: “Benvenuti al Sud” di Luca Miniero e “Ma che bella giornata” con Checco Zalone. In entrambi i film dal paradosso emergevano valori positivi: l’amicizia, il superamento dei luoghi comuni e delle differenze.

L’impressione è che il successo de I soliti idioti sia come una sorta di esorcismo, un giocare con quello che siamo diventati per sperare di essere diversi.

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