Film. “Il comandante e la cicogna”, torna Soldini con l’ottimismo della fantasia

Dopo due film drammatici (Giorni e nuvole e Cosa voglio di più), Silvio Soldini torna in sala per raccontarci una favola. Il Comandante e la cicogna, in uscita domani, come tutte le fiabe usa l’assurdo ma affonda nella realtà

Cosa c’è d’assurdo in un Garibaldi quasi pentito d’aver fatto l’Italia che “forse sarebbe stato meglio lasciarla all’Austria“; di un Giuseppe Verdi che canticchia il Va pensiero, di un Leopardi che, assorto nel suo pessimismo evoca la luna. Non sono assurde, anzi hanno buon senso le statue parlanti di Soldini, testimoni malinconici della vita che scorre ininterrotta sotto i loro piedistalli. E la vita di questi giorni, non è proprio quella che il Comandante avrebbe immaginato…

LA SINOSSI: Leo è un idraulico che ogni giorno affronta l’impresa di crescere due figli adolescenti, Elia e Maddalena, dividendosi tra il lavoro con l’aiutante cinese Fiorenzo e le incombenze di casa – dove la moglie Teresa, stravagante e affettuosa, compare e scompare.
Diana è un’artista sognatrice e squattrinata che – in attesa della grande occasione della sua vita – fatica a pagare l’affitto. Suo proprietario di casa è Amanzio, originale moralizzatore urbano che ha lasciato il lavoro per un nuovo stile di vita e che in una delle sue crociate conosce Elia, con il quale stringe una stramba amicizia.
Leo e Diana s’incontrano da Malaffano, un avvocato strafottente e truffaldino. Leo capita nel suo studio quando scopre che la figlia è protagonista suo malgrado di un video erotico su internet, Diana è già da un po’ che passa lì le sue giornate, costretta per necessità economiche ad affrescare una parete, assecondando le ridicole manie di grandezza dell’avvocato.
Le loro storie s’intrecciano in una città emblema del nostro tempo, sotto lo sguardo severo e ironico delle statue di Garibaldi, Verdi, Leopardi, che dai loro piedistalli – da dove ne hanno viste tante – commentano le sorti di un’Italia alla deriva.
E tuttavia qualcuno continua a sognare e a sperare: come Elia, che insegue il volo di una cicogna, simbolo di rinascita e occasione di un nuovo inizio anche per Leo e Diana.

Spiega il regista: “Dopo due film girati il più possibile dentro la realtà, alla ricerca di uno stile quasi documentaristico, avevo voglia di cambiare tono, di tornare alla leggerezza, all’ironia e di pensare ad una storia ariosa e corale. Per un po’ ho accarezzato l’idea di fare del mio nono film addirittura una specie di musical… ma poi ha prevalso un’altra esigenza: parlare di questo paese sempre più “melmoso” e corrotto, dov’è sempre più dura abitare e vivere a causa della volgarità imperante, del cattivo gusto, della furbizia, della politica e delle notizie che ogni giorno ci tocca leggere sui giornali. In un certo senso credo che Il comandante e la cicogna sia nato proprio da una necessità di ribellione, mia e dei miei due sceneggiatori, al senso di impotenza che in tanti sentiamo fin troppo spesso, da una volontà di volare sopra a tutta questa melma per riuscire ancora a sperare in un futuro diverso. Infatti, al contrario delle altre mie due commedie – Pane e tulipani e Agata e la tempesta – questo è un film che sento molto legato al momento storico che stiamo vivendo, alla realtà. Ma al tempo stesso è ancora più surreale, magico, più aereo…

Scritto da Soldini con Doriana Leondeff e Marco Pettenello, il film  conta su un cast di primissimo piano: Valerio Mastandrea, Alba Rohrwacher, Giuseppe Battiston, Claudia Gerini, Maria Paiato, Luca Zingaretti, Michele Maganza, Giselda Volodi, Luca Dirodi, Giuseppe Cederna, Fausto Russo Alesi, Serena Pinto.

(g.m.)

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