Educazione siberiana, libro di Lilin diventa film

Sono banditi, non lo negano, ma si autodefiniscono “delinquenti onesti”. C’è un gruppo di  malavitosi al centro del bestseller di Nicolai Lilin “Educazione siberiana” che […]

Sono banditi, non lo negano, ma si autodefiniscono “delinquenti onesti”. C’è un gruppo di  malavitosi al centro del bestseller di Nicolai LilinEducazione siberiana” che Gabriele Salvatores, regista premio Oscar con “Mediterraneo”, sta “trasformando” in un film che uscirà nelle sale nel 2012.

 

Il libro, tradotto in 14 lingue e distribuito in venti nazioni, è ambientato fra il 1985 e il ’95. Alcuni deportati dal regime sovietico hanno dato vita a una sorta di mafia con delle regole ben precise – quasi un codice d’onore – quali il disprezzo dei soldi e dei potenti, visti come potenziali corruttori, dei poliziotti e dei comunisti, e il no alla droga. Al tempo stesso amano le armi e i tatuaggi, e nutrono profondo rispetto per gli anziani e per i disabili fisici e mentali. A tutto ciò si affiancano dei forti risvolti mistici. L’attenzione per la religione li porta a spendere ingenti quantitativi di denaro per acquistare delle preziose icone.

Il giovane scrittore russo vive nel Cuneese. Questo libro ha rappresentato il suo esordio, e dopo la pubblicazione l’autore ha ricevuto numerose minacce di morte da fondamentalisti islamici tanto che gli venne assegnata una scorta da lui rifiutata. Il romanzo e la pellicola raccontano, in particolare, la formazione di un ragazzo all’interno della comunità Urka Siberiani stanziata in Transnistria, crocevia di storie di uomini; questa regione dell’ex repubblica socialista moldava, alla dissoluzione dell’Urss, s’è autoproclamata indipendente, ma non è riconosciuta da nessuno stato.

 

Le riprese, suddivise tra estate e inverno, sono effettuate in Lituania e in Italia. La produzione vede il poliedrico attore statunitense John Malkovich, già visto in “Il tè nel deserto” di Bernardo Bertolucci e “Al di là delle nuvole” di Michelangelo Antonioni, nella parte del nonno. L’anziano, con pazienza e rigore, trasmette al giovane nipote (interpretato dal lituano Arnas Fedaravicius) i principi etici dei “delinquenti onesti”.

Il tutto tra giornate al fiume, ma anche avventure di strada e scontri tra adolescenti guerrieri. Vere e proprie risse seguite da periodi passati in carcere. Il finale di questo lungometraggio, vicino a un’epopea con cadenze western, sarà sorprendente. La globalizzazione si farà sentire anche lì e il protagonista farà scelte diametralmente opposte alle tradizioni del mondo dov’è cresciuto. (Marco Fornara)

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