“Countdown to Zero”, l’atomica torna a fare paura

La catastrofe? Un buon affare, almeno al box office. Non è cinismo, ma sano pragmatismo americano considerare che i film “socialmente consapevoli” possano tonare utlili […]

La catastrofe? Un buon affare, almeno al box office. Non è cinismo, ma sano pragmatismo americano considerare che i film “socialmente consapevoli” possano tonare utlili alla “crescita” del pubblico e al tempo stesso rivelarsi fonte di buoni profitti. Un titolo non a caso “Una scomoda verità”, il documentario del 2006 di Al Gore che ancor prima di vincere l’Oscar aveva incassato nel mondo quasi 50 milioni di dollari.  Ma oggi anche il riscaldamento globale, tema centrale del film , può fare meno paura e non perché intanto il problema si sia risolto, tutt’altro. Semplicemente sull’umanità si adombra una minaccia ancora peggiore, l’incubo più nero della generazione della Guerra Fredda torna a palesarsi: la guerra nucleare.

E a poco serve dire “accade al cinema” perché nello specifico non si tratta di un film di finzione, ma di un documentario: “Countdown to Zero” scritto e diretto da Lucy Walker e prodotto da Lawrence Bender che guardacaso è uno dei produttori di “Una scomoda verità”. Presentato al Sundance Festival, quindi a Cannes, è uscito venerdì nei cinema americani. “Non perché l’argomento sia fuori moda il pericolo non esiste”, ha detto la regista al New York Times ed in effetti questa storia dell’atomica, dalle origini ai giorni nostri, racconta come e perché la minaccia del XXI secolo sia ancora più agghiacciante. Oggi, infatti, non ci sono i potenti arsenali delle due superpotenze a contrapporsi e a mantenere un seppur fragile “equilibrio”  ma una minaccia che arriva dall’esistenza di ben nove potenze nucleari, dalla relativa facilità di procurarsi “materia prima” al mercato nero e ancor di più dal terrorismo.

Eppure tutto questo non è argomento di conversazione, non sembra essere in cima alle paure della gente, com’era, invece, fino a qualche decennio fa. Il film potrebbe effettivamente svolgere una funzione importante nella compresione di un pericolo concreto, pari almeno a quella che ha svolto “Una scomoda verità”, che è stato proiettato anche in tanti luoghi pubblici, scuole comprese.

Lucy Walker

A supportare la ricerca documentaristica della Wlaker, ci sono le testimonianze di una serie d’ importanti statisti internazionali, tra cui Jimmy Carter, Mikhail Gorbaciov, Pervez Musharraf e Tony Blair. Tutti promotori di una ragione convincente per il disarmo nucleare globale,  tema questo, caro anche all’amministrazione Obama.  Un centinaio di interviste, con i fisici, scrittori, esperti di armi nucleari completano l’aspetto testimoniale del lavoro, compreso  il colloquio con Oleg Khinsagov, un contrabbandiere russo arrestato da funzionari georgiani durante il tentativo di fornire uranio arricchito ad un probabile affiliato ad un gruppo terroristico.

L’aspetto che può risultare la scelta più opinabile è quella di aver fatto ricorso alla leva della paura, sarà perché, per dirla con le parole del produttore “è la realtà ad essere spaventosa”, o perché se si vuole mettere in azione le coscienze è meglio dire pane al pane e vino al vino, ovvero non andarci con la mano leggera, anche se poi qualcuno potrà dire che lo scopo ultimo è quello di mettere in competizione lo spavento reale con l’emozione tutta effetti speciali dei blockbuster estivi. E così tra le scene di maggiore effetto, quella di un capodanno in Times Square con sovrapposta una voce che recita gli orrori che seguirebbero ad una esplosione nucleare.

Con l’uscita di “Countdown to Zero“, si riapre, anche se in termini di non-fiction, un filone che s’era interrotto agli anni ’80:  il cinema del terrore atomico che ebbe il suo canto del cigno con “Quando soffia il vento” (1986) e “The day after” (1983). In effetti non essendo più l’atomica una  preoccupazione  pubblica,  la leva della paura era depotenziata.

Ma è nel clou della Guerra Fredda che il cinema ha regalato le migliori immagini apocalittiche da “Un bacio e una pistola” (1955), a “Fail-Safe ” di Sidey Lumet (1964), all’indimenticabile capolavoro di  Stanley Kubrick” Dottor Stranamore, ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba “, anche questo del 1964.

Nota finale: dalla rete è scaricabile grauitamente un altro documentario pro-disarmo dal titolo ” Nuclear Tipping Point “, prodotto dal gruppo Nuclear Threat Initiative.

Mikhail Gorbachev in COUNTDOWN TO ZERO,

Disponibile gratuitamente al sito nucleartippingpoint.org (putroppo in lingua inglese) il documentario  richiama il discorso di John F. Kennedy circa la “spada di Damocle nucleare” e tocca il vertice Reagan-Gorbaciov 1986 a Reykjavik. Al centro le testimonianze di quattro statisti americani, in arrivo dalla Guerra Fredda,  che hanno cambiato idea sulle armi nucleari: sono gli ex segretari di Stato Henry Kissinger e George Shultz, l’ex segretario alla Difesa William J. Perry e l’ex senatore Sam Nunn.

Mahmoud Ahmadinejad in una scena di COUNTDOWN TO ZERO

una scena del film

una scena del film

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