Alberto Sordi, l’addio che non c’è mai stato

Alberto Sordi moriva dieci anni fa, e l’attualità della sua maschera sconcerta

Il 24 febbraio, giorno di elezioni, ricorrerà il decimo anniversario della morte di Alberto Sordi. Buffa situazione, lunedì 25 febbraio nel commentare i dati ci sarà qualcuno che parlerà di un brutto film già visto e rivisto, un film con Albertone insomma, uno dei tanti con l’italiano medio messo allo specchio, l’italiano di cui vergognarsi, quello qualunquista, traditore, opportunista, corrotto, misogino, prepotente con i deboli e vile con i potenti … L’italiano cialtrone che non sarà un esito elettorale, qualunque esso sia, a trasformare.

Perché l’attualità di Alberto Sordi, al di là delle sue (non) scelte politiche è sconcertante.  E’ questo suo ritrarre gli italiani con tanta puntualità, una precisone che ci fa ridere mentre dovremmo piangere, che induce tanti, ancora oggi, a detestarne il personaggio. “Ve lo meritate Alberto Sordi”, la battuta di Nanni Moretti in Ecce Bombo (1978), è passata alla storia. Anche questa risuona tristemente attuale, come la conversazione al bar che nel film la genera (“Tanto sono tutti uguali, rossi neri…”). E il protagonista: “Rossi, neri tutti uguali? Ma che siamo in un film di Alberto Sordi?”, e cacciato dal locale sbraita: “Te lo meriti Alberto Sordi! Te lo meriti!“.

Sordi veniva così consacrato come simbolo di qualunquismo; senza entrare nel merito della vita dell’uomo, con tutti i suoi umanissimi difetti e i suoi numerosissimi pregi, Moretti come tanti altri detrattori infierisce alfine su una maschera. L’ultima grande maschera della Commedia dell’Arte, questo era Albertone, e se è vero che nella cinematografia internazionale non esiste un solo attore che gli si possa paragonare (Prima di lui forse solo l’americano W.C. Fields aveva fatto ridere con un protagonista negativo – scrive Masolino D’Amico alla voce Sordi della sua Enciclopedia del Cinema –  Ma Fields discendeva dai comici cinici del vaudeville: S. fu moderno, un tipico giovanotto egoista e senza veri ideali), è perché la Commedia dell’Arte poteva nascere solo in Italia. Solo gli italiani si credono al di sopra di tutti e tutto e pretendono d’innalzarsi, volano per guardare il mondo dall’alto ma rimanendo pur sempre a mezz’aria, senza osare troppo, senza pretendere le cime per non discostarsi da quella umanità che in fondo disprezzano ma alla quale sono perfettamente consapevoli di appartenere. E allora se un errore dobbiamo proprio attribuirglielo è stato quello di sostenere così bene la sua parte da rendere troppo simpatica la sua odiosa maschera, Alberto Sordi ha finito per tessere l’elogio del mascalzone e del furbo, anche quando il suo intento è chiaramente e solo narrativo.

Sta agli italiani di oggi smentirlo, alla nostra maturità applaudire alla genialità dell’artista, onorarne la memoria, goderne delle opere e ripulirci il volto dalla maschera, perché questo Paese di Arlecchini e Pulcinella ha saputo essere grande ma non se ne ricorda più. (a.d)










 

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