Un bicchiere ma buono. Crescono le vendite dei vini doc

“Un buon intenditore beve con moderazione” recitava un noto spot alcolico di qualche anno fa. Sulla moderazione nessuno metterebbe la mano sul fuoco, ma sul […]

“Un buon intenditore beve con moderazione” recitava un noto spot alcolico di qualche anno fa. Sulla moderazione nessuno metterebbe la mano sul fuoco, ma sul fatto che gli italiani siano diventati negli ultimi anni più attenti al vino che portano in tavola c’è da scommetterci. E così, crisi o non crisi, nell’anno andato nei supermercati è cresciuta di circa di il 5 per cento la vendita dei vini a denominazione d’origine (doc, igt, docg)  mentre le vendite di vino “da tavola” hanno registrato una flessione (2 per cento). E’ quanto riferisce l’anteprima della ricerca che l’istituto IRI Infoscan ha svolto per conto di Veronafiere e che verrà presentata per intero a Vinitaly (8-12 aprile,www.vinitaly.com).

I primi dati già consentono di tracciare un bilancio dell’andamento nel 2009.
Emerge così che l’italiano medio spende in media 3 euro a bottiglia, ma cresce la fascia di prezzo da 5 euro in su (più 8,5% ). Bene le bollicine italiane (più 5,3 per cento per lo spumante metodo classico) ma cala lo champagne.
La classifica dei vini preferiti dagli italiani (il riferimento è sempre la grande distribuzione) vede trionfare ai primi tre posti Lambrusco, Chianti e Montepulciano d’Abruzzo. Tra gli “emergenti”, cioè quelli con maggior tasso di crescita, si trovano invece ai primi tre posti il Negroamaro, lo Syrah ed il Bianco di Custoza.

In tutto questo è prevedibile che da molte parti arrivino commenti negativi, in generale non mancano palati fini che accusano un’eccessiva facilità da parte degli enti preposti ad assegnare le denominazioni d’origine. Non entriamo in polemica, ma riportiamo invece il parere di Pier Luigi Rubinelli, direttore di Mark Up e moderatore del convegno di Vinitaly del 9 aprile in cui verrà presentata la ricerca completa: “Il canale supermercati-ipermercati sarà sempre più promettente per il vino nella misura in cui l’enoteca nelle due tipologie di vendita si adeguerà ai nuovi consumi di vino. Ci sono esperimenti interessanti in atto in alcune insegne, come Esselunga, Iper e UniCoop Firenze,  che raccontano un modo diverso di commercializzare il vino. Si tratta di proporre un prodotto aderente al territorio, ma ben riconoscibile e con un ottimale rapporto valore- prezzo”.

Insomma, doc o non doc è palese che oggi gli italiani bevano meglio di qualche anno fa.

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