Spionaggio USA, la gola profonda si svela

Gli ingredianti di una spy story letteraria ci sono tutti, c’è Davide (la spia pentita), c’è Golia (gli USA) e un finale per il Datagate tutto ancora da scrivere

Il giallo assume i contorni di un romanzo, la gola profonda che ha spiattellato al Guardian e dunque al mondo la grande rete di spionaggio antiterrorismo messo in atto dagli USA, è venuta allo scoperto. 29 anni, ex agente Cia, Edward Snowden è un tecnico informatico ora in fuga a Hong Kong. Perché palesarsi? Se fosse un romanzo lo avrebbe fatto per salvarsi la vita, e forse così è, e spiega al quotidiano britannico che “ho fatto tutto per una questione di principio: voglio che si parli di quello che il Governo americano sta facendo“. Un “gioco sporco” quello del Governo che ha messo in atto un sistema di spionaggio informatico su scala globale, un vero e proprio sistema “Grande fratello”. Torniamo al romanzo: Snowden è un “contractor” della Nsa, agenzia di intelligence federale USA; deve essere un tipo in gamba perché nonostante non sia diplomato nè laureato, dopo un breve periodo in divisa – voleva andare a combattere in Iraq –  riesce a farsi assumere dall’agenzia governativa, poi nel 2007 passa alla Cia,  si occupa di sicurezza informatica da Ginevra, vi resta per tre anni. E’ cresciuto tra la Carolina e il Maryland ma fino a qualche settimana fa viveva alle Hawaii con uno stipendio di 200mila dollari, nelle isole del Pacifico aveva una casa e una fidanzata. Poi il 20 maggio la svolta della sua vita, ruba gli ultimi documenti che provano il piano antiterrorismo USA e scappa a Hong Kong, quindi tramite l’avvocato e blogger Glenn Greenwald svela al Guardian la fitta trama delle violazioni. Ne segue l’enorme polverone mondiale, l’imbarazzo di Obama, la contrapposizione tra privacy e  sicurezza torna al centro del dibattito globale. E ieri una nuova puntata, la talpa si svela, racconta di vivere da recluso in un albergo a Hong Kong, teme d’essere spiato in continuazione (quando si collega a Internet indossa un cappuccio sulla testa e sul laptop per timore di telecamere spia) e teme fortemente che il governo cinese possa  “liberarsi” di lui dandolo in pasto ai suoi inferociti connazionali. Assicura di non averlo fatto per soldi, altrimenti avrebbe potuto vendere a caro prezzo quelle informazioni, ma che a guidarlo sarebbe stato solo il principio, perché “quello che stanno facendo pone una minaccia alla democrazia“. Il futuro? Vorrebbe chiedere asilo politico all’Islanda “Paese che protegge la libertà della Rete“, ma ce la farà? La trama s’infittisce, sembrano esserci ancora molti non detto.  (g.m)

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