Mostre. Roma ricorda gli anni di piombo

Tra il 1969 e il 1991, Roma ha avuto 84 vittime del terrorismo e 19 casi “irrisolti” dal ’73 al ‘91. Giovani di destra e di sinistra presi in un’insensata guerra che non deve essere dimenticata

Spesso si parla degli anni di piombo come di un periodo di guerra o di follia, ancora oggi permeato da una coltre di nebbia. Una generazione rivoluzionaria che voleva cambiare il mondo, per la quale chi la pensava diversamente era considerato un avversario, un nemico da abbattere. La cultura di quegli anni passava da slogan, atroci per i loro contenuti, a eccidi ancor più feroci. Solo la verità di chi c’era, priva di falsità ideologiche, ambiguità e strumentalizzazioni, oggi può far chiarezza sugli “anni di piombo”. Uno spiraglio di luce, questa verità, per non far calare nuovamente l’oblio e dare così la possibilità ai nostri figli di vivere in un Paese moralmente sano e realmente democratico”. Così scrive Giampaolo Mattei, presidente di quell’ associazione “Fratelli Mattei”, nata per aprire di confronti storici, giudiziari e sociali sugli “anni di piombo”, e per restituire alle vittime, la giustizia, la verità, la considerazione.  Giampaolo aveva quattro anni quando nella notte tra sabato 15 e domenica 16 aprile 1973 (le tre e mezza circa) tre estremisti di Potere Operaio (Achille Lollo, Marino Clavo e Manlio Grillo) entrati nella case popolari dove vive la famiglia di Mario Mattei, segretario della Sezione dell’MSI “Giarabub” di Primavalle, danno fuoco al pianerottolo e alla porta di casa. Per essere sicuri che la benzina coli anche all’interno dell’appartamento usano un piano inclinato e poi appiccano il fuoco con un innesco rudimentale. In pochi secondi le fiamme divampano, in casa Mattei tutti riescono a scappare dalle fiamme. Tutti, tranne Virgilio, 22 anni, e il piccolo Stefano, di soli dieci anni. Sono letteralmente divorati dalle fiamme, nella memoria collettiva resta la raccapricciante foto di Virgilio alla finestra. L’autore di quella immagine è il fotografo Antonio Monteforte. Da anni in casa Mattei si ritagliano le pagine di giornale dove compare per evitare di mostrarla alla madre.

Dei tre riconosciuti colpevoli dalla giustizia nessuno ha scontato fino in fondo la pena, grazie a fughe, anni di latitanza, mancate estradizioni e prescrizioni. Achille Lollo, Marino Clavo e Manlio Grillo sono da anni in libertà, e – nonostante le pesanti chiamate in correità dello stesso Lollo dal Brasile – non sono mai stati processati e condannati i mandanti né coloro che all’epoca offrirono aiuto e protezione ai tre autori della strage.

La data della strage di Primavalle è lo spartiacque nella storia della violenza politica a Roma, ed è il punto di partenza della mostra inaugurata ieri alla Centrale Montemartini da un incontro al quale hanno partecipato Gianni Alemanno, Walter Veltroni, Franco Ionta, Giampaolo Mattei e Giampiero Mughini per fare il punto, in un faticoso cammino di memoria condivisa, sugli Anni di piombo e sugli omicidi politici non ancora chiariti

Autonomi3Si tratta di un progetto che vuole trascinare il pubblico di ogni età, indipendentemente dalla condivisione degli anni di piombo romani, nella condivisione del ricordo. Priva di connotato politico, l’esposizione vuole solo raccontare – anche ai familiari delle vittime – cosa è accaduto a quei tempi per renderli partecipi e non strumenti inconsapevoli.

Diciannove storie non risolte in mostra: dalla strage di Primavalle, all’uccisione nel 1977 di Walter Rossi, all’assassinio di Franco Bigonzetto, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni nel 1978 in quella conosciuta come la strage di Acca Larentia, al tragico scambio di persona e la morte, nel 1980, di Luigi Allegretti, l’omicidio di Paolo Di Nella nel 1983 fino all’incendio del Centro Sociale in cui perse la vita nel 1991 Auro Bruni.

Solo alcuni esempi per tanti casi non chiariti raccontati anche con il supporto delle pagine dei maggiori quotidiani dell’epoca esposte su pannelli. E poi una serie di elementi multimediali, come un touch screen con una rassegna stampa, le immagini della famiglia Mattei, momenti di vita normale spazzati via in una notte. E poi  due testimonianze famose, quella del 1968 di Pier Paolo Pasolini sull’Espresso, schierato con “i poliziotti sono figli di poveri” in occasione della Battaglia di Valle Giulia e quella di Franca Rame nella sua lettera ad Achille Lollo, in carcere, dell’aprile 1973.

Chiude il percorso un lungo elenco, ottantatre nomi, ciascuno una storia: tutte le vittime del terrorismo a Roma dal 1969 al 1991. Una sorta di stele alla memoria per non far calare nuovamente l’oblio e cercare sempre la verità. Un percorso espositivo, dunque, fatto di molte tappe momenti di cronaca momenti di sangue attimi di ricordi familiari. Il tentativo di Giampaolo Mattei  è quello “di ricollocare e riconsegnare i familiari persi alla storia della loro città, far sì che gli affetti di ciascuno diventino vittime innocenti in tempo di pace e non delle morti inutili”.

Un obiettivo ambizioso ma ancora più importante in tempi difficili come gli attuali. www.centralemontemartini.org (g.m)

 

 

 

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