La storia siamo noi chiude o forse no. Giovanni Minoli prende la parola

La storia siamo noi non chiude, parola di Luigi Gubitosi, Giovanni Minoli resta in panchina, ma lui non ci sta.

La notizia della chiusura del programma storico targato Rai 150, La Storia siamo Noi, ha letteralmente fatto infuriare tutta Italia, che attraverso i social network ha espresso il dissenso totale. La Storia siamo noi non deve chiudere e le parole di Luigi Gubitosi, direttore generale della Rai, non sono piaciute gli italiani.

Immediata dunque la sua rettifica, o meglio immediate le sue specifiche, specifiche che nelle sue prime dichiarazioni sono mancate. Vi avvisiamo che la polemica potrebbe essere soltanto all’inizio però. Gubitosi infatti specifica:

“La Storia siamo noi non chiude. Termina semplicemente il contratto con Giovanni Minoli che era andato già in pensione tre anni fa ed aveva avuto un contratto triennale per i 150 anni dell’Unità d’Italia che scade il 31 maggio”.

E prosegue:

“Il format della Storia siamo noi è della Rai, era stato ideato da Renato Parascandolo, poi gestito da Minoli per una fase che adesso si chiude. E’ stato un magnifico periodo questo de ‘La storia siamo noi’, prima e durante la gestione Minoli. Ora tutta la parte di Rai Educational, compresa la storia, è in mano a Silvia Calandrelli. Abbiamo grande fiducia in lei, sta lavorando su cose importanti come la prima guerra mondiale. L’offerta di storia continua”.

Insomma, a quanto pare di certezza ce n’è soltanto una: Giovanni Minoli andrà in pensione, forzatamente ma andrà in pensione. Questa notizia non ha lasciato il conduttore in silenzio. Le parole di Gubitosi sono state soltanto il pretesto per permettere a Minoli uno sfogo, a nostro avviso giustissimo, uno sfogo che si apre con una metafora:

“Cosa ho pensato quando il DG ha detto che la linea della Rai è quella di non rinnovare i contratti e di puntare sulle forze interne? Ho pensato a quando Allegri ha fatto fuori Andrea Pirlo in scadenza di contratto dicendo: “È un giocatore che non serve più”. Pirlo è andato alla Juve e ha fatto vincere due scudetti. Mi considero il più interno di tutti. Nicola Porro non è un interno. È stato preso da fuori il direttore del Tg1 Orfeo. Bruno Vespa e Piero Angela non sono interni. E sono in pensione. Gubitosi ha anche assunto cinque o sei dirigenti da Wind. Va tutto bene ma non dica cose false. Chiusura all’esterno, mi pare, poca”.

Minoli prosegue, incalzando e raccontando la vicenda attraverso il suo punto di vista di “interno”:

“Ho incontrato per sei mesi di fila il dottor Gubitosi, eravamo d’accordo che alla scadenza del contratto chiudeva la struttura “Rai 150”. La storia siamo noi era oggetto di un’altra discussione. Il direttore ha detto di voler continuare l’esperienza con me, che mi avrebbe fatto una proposta. Visto che il mio contratto scadeva a fine maggio, ho proposto a Gubitosi di occuparmi della trasmissione gratis a giugno. Anzi, ho chiesto un contratto da un euro: nessuna risposta. Parliamo di soldi? Ho portato alla Rai convenzioni per 50 milioni di euro”.

Minoli insomma non ci sta, non apprezza il trattamento dei vertici Rai nei suoi confronti, Giovanni Minoli crede davvero nel suo lavoro e in quella dell sua squadra:

“Anche Porta a porta si può fare senza Vespa, e Quark senza Piero Angela. Gubitosi non ha capito bene cosa sia la tv, lo sento parlare di numeri, peraltro non felici. Ha precisato che “La storia siamo noi” è un format inventato da Renato Parascandalo. Sì, era un piccolo talk show di due ore in onda alle 8 di mattina con quattro professori. Ma all’epoca Gubitosi era un bravissimo contabile della Fiat, non era tenuto a saperlo. Io l’ho ripensato con un criterio seriale unendo l’esperienza industriale di Un posto al sole e quella narrativa di Mixer. Il risultato è il programma più premiato della Rai..Ma va bene così”.

Staremo a vedere se le polemiche cederanno il posto a qualcosa di costruttivo, se Gubitosi e la Rai riusciranno a giungere ad un accordo. Quello che ci preme adesso, da spettatori de La Storia siamo Noi,è soltanto che il programma non venga cancellato, che un modo così bella di poter fruire della storia non sia spazzato via da “faide” interne alla Rai e che a tutti i cittadini sia comunque data la possibilità di beneficiare della cultura, di una trasmissione storica capace di fornire realmente quello che comunemente viene chiamato “servizio pubblico”.

 

(b.p.)

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