Internet è “guerra nucleare”

Un’azienda decide di bloccare di fatto la navigazione di centinaia di migliaia di utenti, è la libertà del web bellezza!

Una guerra di proporzioni epiche e dagli esiti insondabili si combatte del web da una settimana. Le armi? Spam, semplicemente spam un numero incalcolabile di messaggi fasulli che congestiona la Rete mettendone a rischio il funzionamento. Il New York Times lancia l’allarme, a Silicon Valley si parla di “guerra nucleare” e le polizie dei cinque continenti indagano.  Nonostante il fenomeno duri ormai da una settimana, solo gli ieri gli effetti sono stati avvertiti anche dalla gente comune man mano che il traffico rallentava.

Al centro della guerra il colosso olandese di hosting Cyberbunker e l’organizzazione anglo-elvetica Spamhouse che accusa gli olandesi di ospitare alcuni clienti “malevoli e produttori di spam“. Morale della favola, i fornitori di e-mail hanno cominciato a filtrare i loro messaggi e quelli di Cyberbynker si sono risentiti, definendolo “un abuso di potere” perché non è Spamhouse a poter decidere chi naviga in Internet. E la rappresaglia è partita sotto forma di DDoS (distribuite denial of service), una vera e propria invasione dei siti nemici con una massa di traffico tale da intasarli. Usando mezzi generalmente adoperati dai pirati informatici, gli olandesi rivendicano la libertà di poter ospitare chiunque (tranne pedofili e terroristi) difendendo il diritto dei propri clienti anche a spammare. E arrivano gli americani. Da Silicon Valley la CloudFare, una società di sicurezza, preso atto della guerra in atto lancia l’allarme, ma anche su di loro cade la vendetta orange, sotto forma di un bombardamento di 300 miliardi di bit al secondo lanciati da computer anonimi. Si parla di una mole di dati superiore al traffico Internet di interi paesi. E la guerra continua, Spamhouse, aiutata anche da Google, prova ad attenuarne gli effetti mentre Cyberbunker (che guardacaso ha la propria base in un ex bunker della NATO costruito ai tempi della guerra Fredda) prosegue col suo bombardamento di bit rallentando la rete e mettendo in difficoltà il lavoro di migliaia di aziende e singoli.

E’ qualcosa di grave e serio ciò che sta accadendo in questi giorni nella Rete, questa autostrada della libertà presunta, dove il potere è solo nei numeri ma supera di fatto politica, governi e persino la finanza internazionale, è nelle mani di poche aziende che fanno il bello e il cattivo tempo. La declamata democrazia del web, che tanta presa ha sul pubblico ( e sugli elettori) non si fonda sulla partecipazione ma su privati cittadini (aziende) che possono decidere in qualsiasi momento, secondo le loro convenienze, embarghi e guerre; così come possono dare straordinaria visibilità o impedire di fatto la navigazione. E l’utente diventa solo un numero senza peso, un’unità, in un mare infinito di cifre che nessuna autorità può controllare davvero. Ma parlare di regole globali e condivise sembra ancora troppo presto e il gigante Internet va avanti da solo, coi suoi piedi di argilla eppure legato alle catene degli interessi di pochi. La cyber – dittatura è cominciata? (g.m)

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