Governo Renzi: cambiamenti che promettono clamori, la realtà e il dubbio legittimo

Un editoriale di Massimo Giacomini

E’ il tempo del coraggio” e di “recuperare i sogni”. “Non ci sono più alibi per nessuno, e per me per primo” e via, verso un “cambiamento radicale, immediato e puntuale”. Il copyright è di Matteo Renzi, sono alcune delle frasi più efficaci che il nuovo capo del governo ha adoperato nel suo discorso programmatico al Senato.

 

Mi tiro fuori dalle partigianerie: dalle critiche di opposizioni recriminanti, dagli appalusi a scena aperta dei sostenitori. In un discorso programmatico che per forza di cose non è potuto andare nella profondità di ogni singolo tema, Renzi ha dato la sensazione di parlare non ai senatori ma alla gente comune, a quelli che stavano dall’altra parte della telecamera. Ed è un bene, ma adesso l’attesa cresce e non può essere che così: in un’Italia che ha speso le ultime briciole di pazienza con gli adempimenti fiscali di gennaio, il cambiamento è urgente. Il nuovo presidente del governo è atteso al varco: dai suoi nemici dichiarati e da quelli solo mascherati da amici, ma è soprattutto il Paese che lo attende all’uscio, senza acredine, spero. Perché in Italia abbiamo bisogno di tutto tranne che dei veleni, delle contrapposizioni violente, della tigre rabbiosa cavalcata dai populisti di turno.

 

Chi dice che Matteo Renzi abbia fatto un discorso debole sbaglia, le linee programmatiche che ha annunciato sono fortissime, forse troppo. E’ certo che se tutte le riforme che ha annunciato (e per comodità chiamo riforme anche i provvedimenti che non dovrebbero essere definiti così) andassero in porto con la tempistica annunciata, tra un anno, o prima ancora, all’inizio del semestre di presidenza europea, potremmo ritrovarci a commentare un Paese radicalmente diverso. Ma sarà così? Potrà essere così? Dobbiamo attendere i dettagli per giudicare, conoscere i numeri, e soprattutto capire se questo governo avrà forza politica e capacità per non smentire gli enunciati.

 

Sblocco totale dei debiti della Pubblica amministrazione “attraverso un uso diverso della Cassa depositi e prestiti”, riduzione a “doppia cifra” del cuneo fiscale, piano del lavoro (a marzo), provvedimenti per attrarre investimenti stranieri e per cambiare l’amministrazione pubblica (ha parlato di quei funzionari pubblici responsabili di nulla – e menomale), trasparenza piena della spesa della pubblica amministrazione – al centesimo – ; poi, prima delle elezioni di primavera, una riforma fiscale e quella di una giustizia che – superati i derby ideologici  – si avvii ad essere veloce e  “giusta” . E ancora, il superamento del Senato e del Titolo V della Costituzione, con obbligo evidente di riforma elettorale. E poi una frase, alla quale paludo, “Investire nella Cultura come elemento identitario”, poiché “in una qualsiasi realtà del mondo che non sia l’Italia, la cultura è un valore”… e poi il piano completo per l’edilizia scolastica, da compiersi tra giugno e settembre… e forse ho dimenticato ancora qualcosa, ah sì, la riduzione della bolletta energetica per le imprese, che pare roba da poco ma che è tutt’altro. Perdonatemi la sintesi, anzi, perdonatela a Renzi.

 

Chi potrebbe non trovarsi d’accordo con questi annunci colmi di buon senso? Molte di queste proposte chiedono costi altissimi, è la prima opposizione di buon senso che viene in mente. La prima, non la sola. L’altra è data dalle tempistiche della politica, dalla necessità di scrostare l’amministrazione pubblica dalla sindrome della lumaca e soprattutto dalle posizioni acquisite e incancrenite; e dalle difese di categoria che prima o poi occorrerà mettere nel conto.  L’elenco è lungo, ogni provvedimento annunciato lascia intravvedere una battaglia. Una battaglia da giocare con chiarezza ed onestà da parte di tutti gli attori in campo.

 

E se invece fosse tutto un bluff? Questa è l’opposizione di “non” buon senso che stuzzica il pensiero. A volte la fantapolitica sa essere chiaroveggente, proprio come la fantascienza, ma per quanti scenari possiamo lecitamente immaginare, la realtà, infine, è sempre altra cosa. Atteniamoci a quello che è dato sapersi, per il momento, incrociamo le dita ma restiamo vigili. Abbiamo tutti il dovere morale di non puntare sulla sconfitta del futuro.

(Massimo Giacomini)

 

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