Forconi: tra drammi veri e strumentalizzazioni varie c’è l’Italia di mezzo

Un editoriale di Massimo Giacomini

Ci sono occasioni che non vanno perse. Quelli svegli come Grillo e Berlusconi lo sanno sin troppo bene, la sinistra invece sembra saperlo un po’ meno, convinta com’è – vizio di fondo, il suo – che la Terra non sia da assecondare nella sua rivoluzione (e parliamo di rivoluzione astronomica, di cosa altrimenti?) ma che, al contrario, sia il mondo a doversi adattare alle sue esigenze. E di proposito parlo di esigenze e non di princìpi, sui quali qualche rigidità, di tanto in tanto, sarebbe pure auspicabile.

 

Sia chiaro che il talento di saper annusare l’aria e trarne le conseguenze non è sufficiente né a Grillo né a Berlusconi ad assicurargli una terza-quarta età serena, ma li sostiene. Li aiuta, ad esempio, a capire che i cosiddetti forconi che rumoreggiano nelle strade – perché il loro, al momento, non è né più né meno che un rumoreggiare – non sono un fenomeno da snobbare (come fa la sinistra) né sono da demonizzare, come fa chi evoca “ribellismi” più o meno plausibili, i forconi rappresentano l’ennesima occasione da cogliere, da tirare a sé in una veemente fiammata egalitaria. Hai subito dei torti? Sapessi quanti ne ho subiti io! Sei oppresso dalle tasse? Non sai come ti capisco! Odi i politici di professione? Perché… io no?  E se Grillo e Berlusconi hanno ottenuto dei no grazie, è solo questione di tempo, torneranno alla carica.

 

I forconi o cosiddetti tali, d’altro canto, al netto delle ambiguità, al netto di personaggi più o meno in mala fede e al netto delle strumentalizzazioni, sono un indefinito coacervo d’istanze drammatiche: artigiani, commercianti, piccoli imprenditori che non riescono a intravedere un futuro, disoccupati, sottoccupati, precari a vita, casalinghe più vicini alla disperazione che alla rabbia. I forconi non sono il male dell’Italia, sono un sintomo.

 

Ed è sul sintomo che gran parte della politica italiana, dal dopoguerra ad oggi ha giocato, quasi mai sulle cause. Colpa nostra, siamo gente piena di anticorpi, verrebbe da dire, ci dai il Vix ci sturi il naso e ci fai credere che il raffreddore sia passato. Il raffreddore prima o poi passa, ma quasi mai grazie alla medicina di Stato. D’altronde siamo figli dei Romani, di quel panem et circenses che ha sempre impedito nella Penisola tanto le rivoluzioni quanto i riformismi più avanzati. L’arma di “distrazione di massa” è la cosa che funziona meglio in questo Paese: dai tempi dei gladiatori sino a una contemporaneità straboccante di gossip e di tv. Dire che sarà il “circo” a salvarci dagli spettri della Repubblica di Weimar e di quelle conseguenze nefaste che molti analisti oggi evocano, potrebbe suonare come un azzardo, potrebbe…

 

Ma, se davvero vogliamo un po’ di bene a questa Italia, è con sguardo pragmatico che dobbiamo guardarla. Non alimentando illusioni, non assecondando il tutto e subito, e soprattutto non credendo di poter accontentare tutti. Lasciamo i santi e i supereroi ad altre dimensioni dello spirito e chiediamo alla politica di fare presto quelle 4 o 5 cose che aiuterebbero a tirarci fuori dalle secche…. 4 o 5, non di più, ma ne riparleremo.

 

(Massimo Giacomini)

 

 

 

 

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