100 tendenze urbane, da New York a Mumbai

BMW Guggenheim Lab, ovvero come cambiare il mondo con la creatività. Gente comune, creativi di mestiere, vip e intellettuali chiamati alla leva per un glossario globale delle tendenze urbane

Nei giorni scorsi il BMW Guggenheim Lab ha annunciato la pubblicazione di “100 Tendenze urbane: un glossario di idee della BMW Guggenheim Lab di New York” e di “100 Tendenze urbane: un glossario di idee del BMW Guggenheim Lab Mumbai”, due progetti che si sommano a quello relativo al laboratorio creativo di Berlino, pubblicato nel novembre del 2012.  E’ questa una tappa intermedie del BMW Guggenheim Lab, progetto mondiale ideato per aumentare la consapevolezza e generare il dibatto sulle importanti sfide urbane nelle città di tutto il mondo. Il Lab è stato lanciato a New York (3 agosto – 16 ottobre 2011), è stato poi a Berlino (15 giugno – 29 luglio 2012), e infine a Mumbai (9 dicembre – 20 gennaio 2013). Ne sono sortiti una serie di glossari che mostrano le più discusse tendenze urbane creando una nuova risorsa per la comprensione del modo in cui le persone si relazionano e vivono in città. Tutti e tre i glossari, che sono stati sintetizzati dalla curatrice del Lab Maria Nicanor, con Amara Antilla e Stephanie Kwai, e la scrittrice Christine McLaren, sono accessibili on-line su www.100urbantrends.org . Un insieme di piccole soluzioni, idee geniali, o prese d’atto per una fotografia del mondo che lancia un ponte verso un futuro più sostenibile, pulito, e umano.

Piccole grandi soluzioni anche divertenti, ma serissime, come quella ideata dal giocatore di cricket indiano Sachin Tendulkar – una vera e propria star nel suo paese – che ha proposto di realizzare clason che possano suonare solo 10mila volte, poi andrebbero sostituiti. In questo modo si eviterebbero tante strombazzate inutili limitando l’inquinamento acustico delle gradi città. Sembra poco? Chiedetelo agli abitanti di Mumbai, o di Napoli.

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Sempre da Mumbai giunge la proposta di un ammodernamento generalizzato delle infrastrutture organizzative (ad esempio, trasporti, acqua, fognature, elettricità). Più della metà della popolazione mondiale vive nelle città. Anche se le città sono energeticamente più efficienti delle aree suburbane, devono ancora affrontare sfide alla sostenibilità, principalmente a causa del fatto che le grandi infrastrutture necessarie per soddisfare i bisogni essenziali per i residenti e le imprese sono già state costruite. Piuttosto che spendere energia aggiuntiva, risorse e fondi per demolire le infrastrutture pesanti e migliorare la vita della città, il cosiddetto “retrofitting infrastructure” è una soluzione alternativa.

 

Da New York idee non meno intriganti. Ad esempio è stato sviluppato un test (autori il progettista Charles Montgomery e lo piscolo ambientale Colin Ellard) sulla valutazione soggettiva della bellezza urbana. Alcuni sostengono che l’estetica urbana sta nella sua stratificazione di storia e di degrado. Altri preferiscono sviluppi nuovi e incontaminati che rimandano a luoghi puliti, ordinati e tecnologicamente avanzati. Questa molteplicità di prospettive, e il patchwork che la città diventa, di conseguenza, è la manifestazione ultima della bellezza urbana. L’esperimento di Montgomery ed Ellard misura gli effetti mentali, emotivi e fisiologici dei vari tipi di ambienti urbani. Gli spazi verdi, ad esempio, hanno dimostrato tutto il loro effetto calmante e suscitato emozioni positive e maggiori livelli di concentrazione. Sempre da New York giunge l’accento sulla parola “glocalismo“: combinando “locale” e “globale”, questo termine, parla di due forze in gioco ovunque. In un clima plasmato da una rapida globalizzazione e dalle multinazionali, una diffusa monotonia è evidente in ogni centro cosmopolita. Al contrario, ogni città ha le proprie tradizioni locali, vernacolari. Glocalismo è la fusione di queste due forze apparentemente opposte.

 

Il progetto, che negli anni a venire dovrebbe coinvolgere altre città del mondo, sfocerà in autunno in una mostra presso il Solomon R. Guggenheim Museum di New York dall’11 ottobre 2013 al 5 Gennaio 2014. (a.d)

Un momento del Lab a New York

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