USA: cultura, scienza e turismo in impasse

I diciannove musei Smithsonian hanno chiuso i battenti martedì, e così la National Gallery di Washinghton, la Statua della Libertà, e ancora la Independence Hall di Filadelfia e i 401 parchi nazionali, come il Yosemite National park che ha appena fatto in tempo a festeggiare il 123 ° compleanno prima di ritrovarsi chiuso. E così lo zoo di Washington, e una lunga serie di istituti di ricerca, e musei per non parlare della Nasa

Dall’ente spaziale un secco tweet “Siamo spiacenti, ma non risponderemo durante lo shutdown  del governo. Torneremo il più presto possibile”. Effetti non trascurabili, della situazione di stallo nel quale è finito il governo USA. E così la paralisi della pubblica amministrazione, la prima da 17 anni, oltre a mettere a rischio il posto di lavoro di 800 mila lavoratori statali, crea problemi anche ai turisti e dà lezioni su ciò che gli americani si potrebbero aspettare, sia in termini di costi che di servizi ridotti, se la situazione di stallo tra i repubblicani al Congresso e il presidente democratico Barack Obama dovesse perdurare. Per la cronaca, il Senato ha respinto l’ultima proposta di bilancio della Camera dei Rappresentanti dando vita al braccio di ferro fiscale che deriva in gran parte dai tentativi repubblicani di bloccare l’iniziativa sanitaria del presidente. Quando tra il dicembre del ‘95 e il gennaio del ’96, gli USA si ritrovarono in una situazione analoga (lo stallo durò una ventina di giorni) i danni furono milionari.ngaclosed

 

E su questi che ovviamente si concentrano i media americani, sulle difficoltà dei dipendenti pubblici e tutti i complessi risvolti politici e sociali che la situazione porta con sé. Ma noi vogliamo soffermarci per un momento sul valore simbolico di quello che sta accadendo negli States. Il Paese che non è più la superpotenza economica del mondo ma che continua ad essere quella culturalmente più influente, il Paese che ha determinato – ci piaccia o meno – il nostro stile di vita, costretto a chiudere i suoi gioielli per puri disaccordi politici. C’è chi le chiama ritorsioni, chi ritiene che è nell’ordine della battaglia economico-politica. A noi pare che sia solo l’evidenza di un sistema d’enorme imperfezione, un faro ormai incapace di tracciare nuove direzioni. “E’ tutto sbagliato, tutto da rifare”, diceva Bartali e sia detto senza compiacimento alcuno, tanto più, che a Est, il faro che lampeggia non promette nulla di meglio. In fondo, alla Statua della Libertà dobbiamo tutti qualcosa, che riapra presto.

(a.d)

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