Svizzeri contro l’Unicef, al centro della disputa una collezione d’arte

Un magnate decide di lasciare la sua straordinaria collezione d’arte all’Unicef, muore, ma gli svizzeri, che custodiscono la raccolta, una delle più importanti d’Europa tra quelle private, si oppongono prima che molti dipinti vadano all’asta per finanziare il fondo della Nazioni unite per l’infanzia. Questa, decisamente, non è una storia di Natale

Le autorità elvetiche indagano – leggiamo sul NYT – al centro della loro inchiesta il trasferimento all’Unicef, ​​in Germania, di una delle collezioni d’arte private più grandi e più belle d’Europa, un vasto tesoro accumulato da Gustav Rau, un eccentrico collezionista e filantropo, morto nel 2002. Proprio oggi, alla casa d’aste Bonhams di Londra dovrebbero all’asta 92 opere della collezione, tra cui dipinti di Pissarro e Fragonard. Uno dei dipinti, il ritratto di Fragonard del generale francese del XVIII secolo François -Henri d’Harcourt (foto di testa), secondo i banditori supera i 24 milioni dollari.

La proprietà della collezione è stata oggetto di contesa per più di un decennio. Sulla salute mentale del dottor Rau, che nel 1999 fece testamento a favore dell’Unicef, si sono combattuti dieci anni di guerre legali, poi nel 2008, un tribunale tedesco ha confermato la validità del testamento e il trasferimento.

L’ ultima indagine, iniziata alcuni mesi fa, è stata condotta sulla denuncia non di avidi parenti della buonanima, ma del consiglio di Bülach, un distretto del Canton Zurigo, dove il dottor Rau aveva conservato la collezione per anni. I membri del Consiglio affermano che le prove esistenti siano sufficienti per contestare la proprietà dell’Unicef ​​.

L’Unicef ​​ha ricevuto 789 opere e ha iniziato a venderle quest’anno. Finora sono 204 le opere vendute e si prevede di raccogliere più di 161 milioni dollari in tutto, anche dall’asta londinese. Altre 250 opere date all’Unicef ​​sono in prestito in un museo tedesco fino al 2026, come indicato nel testamento del dottor Rau .

Rau, uno scapolo solitario e ricco rampollo di industriali di Stoccarda, si trasferì nei primi anni 1980 in Africa, dove fondò un ospedale nei pressi di Bukavu , ora parte della Repubblica Democratica del Congo . Nel corso di diversi decenni, intanto, costruiva la sua collezione. Quando la salute ha cominciato a vacillare nei primi anni 1990, è tornato in Europa e ha accettato di lasciare i dipinti a tre fondazioni che aveva istituito in Svizzera e nel Liechtenstein. Nel 1993, si trasferisce a Monaco, qui accusa problemi di disorientamento che danno ai legali l’appiglio per considerarlo incapace di gestire i propri affari. Alla fine del decennio, redige un testamento che fa dell’Unicef ​il ​suo unico erede, e nel 2001, trasferisce la proprietà delle opere. Le fondazioni svizzere hanno protestato immediatamente denunciando che il dottore non era capace di prendere la decisione. Quattro mesi più tardi, a 79 anni, Rau morì in circostanze non del tutto chiare. Nel sangue furono infatti riscontrato livelli tossici di un farmaco anti- Parkinson che l’uomo prendeva. Ma il caso fu chiuso senza dare seguito all’ipotesi di avvelenamento.

Tutto sembrava risolto nel 2011, quando l’Unicef ​​ha firmato un accordo con la Fondazione Rau (l’organizzazione svizzera costituita per consolidare le tre fondazioni del dottore) che in cambio della cessazione di qualsiasi rivendicazione sulla proprietà delle opere riceve una parte sostanziale dei proventi delle vendite. Di questi proventi, per esempio, circa 4 milioni di dollari, sono stati già stanziati nei prossimi sette anni per l’ospedale di Bukavu. Ma gli svizzeri sostengono ora che la Fondazione non aveva alcun diritto di rinunciare… Che brutta storia

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