Siria, così muoiono i tesori dell’Umanità

Il patrimonio archeologico della Siria ancora tra le “vittime collaterali” della guerra civile

L’ultimo affronto grave al patrimonio archeologico siriano è tra quelli più simbolici e dolorosi, il minareto della Moschea degli Omayyadi di Aleppo ridotto in briciole dagli scontri tra i ribelli e le forze di Bashar al-Assad che all’ombra del monumento – tutelato dall’Unesco come patrimonio dell’umanità – da mesi hanno fatto il loro campo di battaglia. E infatti la grande moschea era già stata gravemente danneggiata da un incendio nel corso pesanti combattimenti nell’antica città già nel mese di ottobre.

 

E non bastano i reiterati appelli del direttore generale UNESCO Irina Bokova, il suo ricordare come la Siria, che detiene uno dei patrimoni archeologici più significativi del mondo (6000 siti censiti almeno e ben sei siti nell’elenco dei beni dell’umanità) abbia firmato la Convenzione dell’Aia del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato. Quando la pietà muore, e le migliaia di morti del conflitto ne sono la testimonianza più tragica, non resta posto per nulla se non per l’odio e la distruzione.

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La Siria è un crocevia di popoli e storia dove le civiltà che vi sono passate hanno lasciato tracce indelebili: Babilonesi, Assiri, Ittiti, Fenici, Greci, Romani, Bizantini, Persiani Sassanidi, e poi Omayyadi e Ottomani, ovunque si scavi c’è qualcosa da scoprire, ma per ciò che è emerso il pericolo è costante: dalla vecchia Damasco, alle rovine di Palmira, al caravanserraglio dei cavalieri e del castello crociato (quello che evoca le vicende di Saladino) e ancora, i villaggi antichi del nord del Paese, anche i mortai hanno lasciato traccia ovunque. E non basta perché l’altro flagello della guerra, come Iraq insegna, sono i saccheggi, che ormai da due anni, ovvero da quando è scoppiata la rivolta contro il regime di Assad si sono moltiplicati. Non esistono cifre precise, ma come denunciano gli archeologi del gruppo Le patrimoine archéologique syrien en danger, sono migliaia i manoscritti, i manufatti, i mosaici strappati dal contesto originario e posti sul mercato nero. Attraverso una pagina Facebook, questo gruppo formato da archeologi siriani e stranieri monitora costantemente la situazione. Le immagini che emergono sono raccapriccianti: musei, palazzi, edifici ridotti in macerie o seriamente danneggiati. Gli SOS  si moltiplicano, non basteranno. (a.d)

(Fonte immagini: Le patrimoine archéologique syrien en danger)

 

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Le fasi delle distruzioni del minareto della grande Moschea di Aleppo

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