Rudolf Stingel, quel tappeto rosso a Palazzo Grassi

Rudolf Stingel a Palazzo Grassi, fino al 31 dicembre 2013. E’ la più importante mostra monografica europea dedicata all’artista di Merano

Un viaggio silenzioso verso Est, un omaggio a Venezia e al suo glorioso passato di ponte tra Oriente e Occidente. E il meranese Rudolf Stingel a Palazzo Grassi, ha voluto suggerire questo (e altro) tappezzando gli ambienti col rosso caldo di un kilim afghano e la sua costellazione geometrica. Un’opera concettuale che stimola la percezione, restiuisce senso all’ornamento. E rende il percorso espositivo su tre piani un ambiente unico, immergendo il visitatore in un’atmosfera rarefatta e sospesa, in cui si stagliano l’argento, il bianco e il nero dei dipinti.

 

La personale Rudolf Stingel si sviluppa nell’intero Palazzo ed è la prima volta che lo spazio è completamente dedicato a un unico artista, sia con opere inedite sia con creazioni degli anni passati, esposte insieme alla grande installazione site-specific che si inserisce nell’ambito di una ricerca da sempre indirizzata verso l’analisi del rapporto tra spazio espositivo e intervento artistico. Il tappeto come medium pittorico per  relazionarsi al contesto architettonico, testimone del trascorrere del tempo e del passaggio delle persone e fonte di ispirazione, nella sua varietà di tipologie e tramature.

 

E se il motivo del tappeto riporta alla mente il passato della città di Venezia al contempo Stingel ha voluto evocare l’immagine dello studio viennese di Sigmund Freud, un ambiente unico, caratterizzato da diversi tappeti orientali stesi sul pavimento, sulle pareti, sul divano e sul tavolino. E offre una diversa chiave d’accesso all’installazione: “La sensazione avvolgente e l’esperienza sensoriale che si provano addentrandosi in questo labirinto ci accompagnano in un viaggio nella trascendenza dell’Ego, attraverso le sue rimozioni e stingel2i suoi fantasmi, che i dipinti appesi alle pareti ripercorrono come mappe di una topografia dell’inconscio”. Il richiamo alla cultura mitteleuropea, così importante nella formazione di Stingel, è inoltre anche un omaggio all’amico Franz West, lo scultore e colorista, scomparso lo scorso agosto, di cui nella sala principale è presente un ritratto.

 

La mostra presenta una selezione di oltre trenta dipinti, alcuni di proprietà dell’artista, altri provenienti dalla collezione Pinault e da altre collezioni internazionali, spesso creati appositamente da Stingel negli studi di Merano e New York.

Emerge con forza il dialogo tra astrazione e figurazione, sottolineando come il fluire continuo tra queste due polarità contraddistingua la poetica dell’artista e “invitando lo spettatore a riflettere sull’idea di ritratto e sul concetto di riappropriazione delle immagini. Il secondo piano ospita, infatti, una selezione di dipinti raffiguranti sculture lignee antiche, creati con la tecnica pittorica del foto-realismo, partendo da fotografie e illustrazioni in bianco e nero”.

 

La mostra accompagnerà la 55 ª Biennale di Venezia (1 giugno al 24 novembre).
“Rudolf Stingel” è curato da Martin ed Elena Geuna Bethenod a Palazzo Grassi fino al 31 dicembre. www.palazzograssi.it

(a.d)

 

 

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