Raffaello, la Sacra Famiglia dell’Ermitage arriva a Torino

A partire dal 21 dicembre al 23 febbraio Palazzo Madama ospita la Sacra Famiglia di Raffaello appartenente alle collezioni del Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo

Il Raffaello che dipinge nel 1506 la Sacra Famiglia dell’ Ermitage non è ancora il pittore onnipotente degli anni che verranno, ma è in piena ascesa. Ha 23 anni, e dopo l’apprendistato dal Perugino è diventato nella sua Umbria il pittore più richiesto; ha già dipinto Lo sposalizio della Vergine (1504) è stato a Siena per collaborare col Pinturicchio ed è giunto a Firenze sull’onda delle strabilianti notizie udite su Leonardo da Vinci e Michelangelo, impegnati a realizzare due affreschi nel Salone dei ‘500 di Palazzo Vecchio. Non è ancora il Raffaello delle perfetta padronanza della sua arte, ovvero il Raffaello che ritroveremo a Roma a dipingere affreschi per il papa, ma il suo innato senso dell’equilibrio lo pone già ad un livello superiore. E innata è l’immagine armoniosa, e al tempo stesso forte e chiara che ne segnerà la carriera e la gloria, sino a renderlo uno degli artisti più influenti di tutta la storia dell’arte. Anche se dietro questa apparente semplicità si nascondono studi approfonditi di ogni dettaglio e un importante lavoro di ricostruzione che “non ha paura di aumentare la misura della complessità”, come dirà anni dopo.

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Ma l’artista è già pronto a sconvolgere gli schemi tradizionali, d’introdurre nelle sue opere un linguaggio drammatico frutto di una ricerca sull’espressione delle passioni. Una sintesi perfetta la diede Honoré de Balzac dopo aver visto la Sacra famiglia: “Ogni figura è un mondo – disse – un ritratto il cui modello apparve in una visione sublime, intriso di luce, designato da una voce interiore, tracciato da un dito celeste”.

 

L’opera è stata identificata con uno dei due “quadri di Nostra Donna” che Giorgio Vasari segnala tra quelli realizzati per Guidobaldo da Montefeltro, duca di Urbino. Il collaudato soggetto della Madonna con il Bambino, sul quale Raffaello realizza nell’arco della sua intensa ma breve carriera numerose variazioni, vede qui rispetto all’ampio sfondo di paesaggio che domina negli esempi più noti e celebrati, un’imponente quinta architettonica. La Vergine, idealizzata e con lo sguardo perso in meditazione, indossa abiti classicheggianti; un velo cangiante e un nastro rosso trattengono la sofisticata acconciatura con trecce. Giuseppe le fa da contraltare e incrocia lo sguardo con il Bambino: la sua espressione malinconica allude al futuro che attende Gesù. Questi, in grembo alla madre e nudo a simboleggiare che Cristo è vero Uomo, sembra cercare protezione da questo cupo presagio aggrappandosi al seno della madre.

 

Nel Settecento l’opera è documentata in Francia, nella celebre collezione di Pierre Crozat (1665 – 1740). Arrivò in Russia nel 1772, per acquisto dell’imperatrice Caterina II e nel 1827 fu oggetto di restauro con il trasferimento della pittura dalla tavola alla tela.

 

 

L’opportunità di vedere a Torino questo dipinto nasce da un più ampio programma di collaborazione tra le due istituzioni museali che ha avuto un primo episodio di grande successo con la mostra Il Collezionista di Meraviglie. L’Ermitage di Basilewsky. Mentre il dipinto di Raffaello sarà a Torino, un’altra grande opera del Rinascimento italiano, il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina appartenente alle raccolte di Palazzo Madama è esposto a San Pietroburgo, in uno scambio finalizzato a sottolineare i rapporti di collaborazione culturale e scientifica tra le due istituzioni. www.palazzomadamatorino.it

 

(g.m)

 

 

 

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