Pompei sott’acqua non sarebbe la stessa cosa

L’ultimo crollo della nuova serie l’altra notte, quando parte dell’alzato di un muro nella bottega della Regio V 2, 19 situata all’angolo dell’isolato lungo Via di Nola ha ceduto. Il muro, per la maggior parte costituito da restauri recenti e legato da una struttura moderna in ferro, si trova al limite dell’area di Pompei non scavata e premeva su di esso una grande massa di terra, appesantita dalle recenti piogge.

Il rischio idrogeologico connesso alle aree non ancora scavate poste a ridosso di parte delle strutture murarie antiche, in particolare lungo via dell’Abbondanza e via di Nola, è uno dei problemi più urgenti di Pompei, perché l’acqua che appesantisce i terreni durante le grandi piogge non è stata fino ad oggi adeguatamente drenata e convogliata all’esterno dell’area archeologica, spiega la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia. I lavori d’intervento per risolvere il dissesto idrogeologico, previsto dal Grande Progetto Pompei, già in fase di assegnazione, dovrebbero risolvere definitivamente la grave questione.

La bottega non era da tempo accessibile al pubblico. Si è comunque provveduto precauzionalmente a chiudere la Via di Nola, in attesa di procedere immediatamente con interventi d’urgenza a lavori di ripristino della muratura.

Gli episodi di questi giorni – spiega il direttore generale Luigi Malnati che in questo momento regge la Soprintendenza – sono stati causati ancora una volta dal maltempo e dalle forti piogge, le stesse che hanno provocato danni in tante altre località. Questo avviene in un sito di età romana, con strutture antiche conservate anche in elevato, che sono alla luce da più di due secoli.

Si ricorda che l’area archeologica di Pompei conserva circa 2 milioni di metri cubi di strutture murarie antiche, 17 mila metri quadrati di intonaci, 12 mila metri quadrati di pavimenti.

La gran parte dell’area archeologica è oggetto del massiccio intervento del Grande Progetto Pompei, che sta procedendo nei tempi stabiliti e interesserà la messa in sicurezza e il restauro di tutte le strutture, incluse quelle interessate dai recenti cedimenti. Con la riapertura della Casa del Criptoportico abbiamo avuti un primo risultato concreto e altri seguiranno nelle prossime settimane”.

Intanto oggi, tutti i responsabili del sito archeologico più importante del mondo sono stati convocati dal neo ministro Dario Franceschini per un vertice d’urgenza. La riunione servirà ad avere un rapporto esatto sulle motivazioni degli ultimi crolli che hanno interessato, a cominciare da quello di dicembre 2013, nonché a verificare l’efficacia degli interventi di ordinaria manutenzione e, complessivamente, a valutare lo stato di attuazione del Grande Progetto Pompei.

Drenare, la parola chiave per il presidente della commissione nazionale italiana per l’Unesco Giovanni Puglisise questi terreni non hanno un drenaggio forte delle acque piovane è chiaro che Pompei è destinata a crollare per intero”, avverte.

Il piano complessivo da 105 milioni di euro denominato Grande progetto Pompei dovrà concludersi entro il dicembre del 2015, pena la perdita dei finanziamenti europei. E mentre la Soprintendenza assicura che il ruolino di marcia viene rispettato pienamente, la sensazione è che serva un possente colpo di acceleratore. Riuscirà il nuovo ministro a scavalcare vincoli burocratici e politici per scongiurare che ciò che la lava infuicata del vulcano ha preservato si sciolga nell’acqua? Le prime risposte oggi.

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