Pompei, e ora una mostra a Monaco di Baviera

Pompei, vita sotto il vulcano: dal 14 novembre al 23 marzo alla Kunsthalle di Monaco di Baviera

Intervenuto l’altro giorno all’assemblea generale dell’Unesco, il ministro dei Beni e delle attività culturali e del Turismo, Massimo Bray ha ancora una volta rimarcato in un intervento al margine che Pompei è “una sfida che bisogna vincere” E “servirà a mostrare al mondo, all’Unesco e all’Europa, che tanto hanno creduto a questa sfida – la nostra capacità di farne un sito di eccellenza per il turismo, che è una delle leve del nostro sviluppo”.  Amen. Intanto, dopo aver registrato l’ennesimo crollo in via dell’Abbondanza (fortunatamente solo la porzione di un muretto), preso atto che il Grande progetto Pompei prosegue (è da completare entro il 2015 pena la perdita dei fondi europei, il tempo stringe), appurato che anche la grande scuola di archeologia tedesca vuole aiutare Pompei, constatato che la mostra del British museum,  dopo aver raccolto più di mezzo milione di visitatori s’appresta a finire nelle sale cinematografiche come film evento, e avuto notizia che è Monaco di Baviera questa volta ad organizzare un grande evento espositivo su Pompei, ci chiediamo come e se riusciremo mai a vincere la sfida di cui parla Bray, incapaci come siamo di concepire attorno al nostro grande patrimonio un solo evento uno. Già, perché quegli affreschi, i mosaici, gli oggetti di Pompei ed Ercolano che andranno a emozionare il pubblico tedesco, come già hanno fatto con quello inglese, potevamo esporli noi. Portarli in un qualsiasi bel museo italiano e costruirvi attorno l’avvenimento: con qualche buona idea e un marketing ben concepito. Sempre nel massimo rispetto della storia, chiaro, e invece ci tocca andare alla Kunsthalle.

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pompeijLa mostra si presenta spettacolare con i suoi circa 260 reperti a fornire un ampio spaccato della vita ai piedi del vulcano.  Oltre a tutta una serie di oggetti di uso quotidiano, in mostra affreschi, sculture in bronzo e marmo, alcuni dei gioielli in oro e argento della celebre Casa del Menandro di Pompei. Pezzi d’arte famosi come la statua di bronzo di un corridore, in arrivo dalla Villa dei Papiri di Ercolano, sono giustapposti con gli oggetti più recentemente scoperti, come l’elaborato mosaico di una fontana, presentato in tutti i 24 metri di lunghezza e trovato in una domus a Massa Lubrense. La metà di questo splendido mosaico è stato restaurato per la mostra e sarà esposto al pubblico per la prima volta.

La mostra si concentrerà dunque sulla vita all’ombra del Vesuvio, plasmata da tempo immemorabile dalla minaccia di imminenti disastri naturali come terremoti ed eruzioni. E se in un batter d’occhio, la devastante eruzione del 79 dC distrusse la vita a Pompei e nelle vicine città di Ercolano e Stabia, seppellendole completamente sotto diversi metri di cenere e pomice; la mostra ricorda al pubblico come una sorte simile toccò nel 1900 aC a quel villaggio dell’età del bronzo che sorgeva nei pressi dell’attuale Nola da dove proviene una capanna interamente preservata.

Il percorso culmina indagando come il sorprendente stato di conservazione delle città vesuviane abbia affascinato gli esploratori del 18 ° e 19 ° secolo. A nord delle Alpi, la loro riscoperta innescò una nuova ondata di entusiasmo per l’antichità. Più di ogni altro coinvolse Johann Joachim Winckelmann (1717-1768), che assistette ai primi scavi. I suoi scritti segnarono l’inizio dell’archeologia come scienza moderna e sortirono una grande influenza sullo spirito del classicismo. Questa eco risuona ancora oggi nel giardino di Dessau- Wörlitz e nel Pompeiianum di Aschaffenburg, costruiti dal Principe Franz di Anhalt – Dessau (1740-1817) e da Ludwig I (1786-1868), re di Baviera, al ritorno dall’Italia come espressione del loro entusiasmo per l’arte e la cultura romana. Un entusiasmo che noi non abbiamo mai conosciuto.

(www.hypo-kunsthalle.de ) (a.d)

 

 

 

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