Pollock vs Michelangelo, l’insolita mostra di Firenze

Jackson Pollock. La figura della furia – Palazzo Vecchio, Firenze: 16 aprile – 27 luglio 2014.
La mostra, promossa dal Comune di Firenze con il patrocinio del Mibact e la collaborazione dell’Opificio delle pietre dure, è ideata e curata da Sergio Risaliti e Francesca Campana Comparini

Ogni pittore intelligente porta tutta la cultura della pittura nella sua testa, sia quando vuole omaggiarla sia quando vuole distruggerla. E Jackson Pollock, il furioso e intuitivo padre dell’action painting, che col suo distruggere la forma ha modificato il corso della storia dell’arte, era indubbiamente un pittore intelligente.  Occorre immaginarlo così, nel suo studio di Long Island. La tela stesa sul pavimento, la sigaretta tra le labbra, un disco- jazz – sul giradischi, e lui che comincia la sua danza attorno al bianco lenzuolo, i gesti sono rapidi intinge il pennello in un barattolo di vernice industriale, lascia che il colore sgoccioli creando filamenti, schizzi, pozze. Continuando a fissare la tela cambia colore e i gesti ritornano e ancora con un altro colore, la sigaretta intanto si consuma ma lui non si ferma finchè non vede ciò che vuole, fino a quando sente che l’opera è finita. Sulla tela rimane quello che resta dei suoi gesti, le impronte della sua “danza” o della sua lotta, della sua veemenza o della sua furia, comunque della sua azione, l’azione del dipingere, l’action painting: azione talvolta rapida, altre lenta, altre ancora brusca o sinuosa come ci raccontano quelle tracce di colore che finiscono per dare corpo ad un sentire profondo. Per sintetizzare, usando le parole del teorico dell’action painting, Harold Rosemberg, si annulla “ogni distinzione tra arte e vita”.

 

Anche Michelangelo è un artista furioso, è proprio nell’atto e nell’esito creativo il punto di similitudine fra i due grandi artisti a distanza di quattrocento anni. Così sottolineato nella presentazione della mostra: “L’anelito alla creazione, l’impulso irrefrenabile dell’atto creativo che assume una valenza mistica nella ricerca mai paga della bellezza come assoluto e dell’infinito come limite e scopo dell’azione artistica. Come manifestazione di Dio per Michelangelo, per il quale la perfezione desiderata, vagheggiata, resta comunque meta irraggiungibile dovendosi confrontare con una dimensione soggettiva dell’ispirazione. Pollock, facendo il percorso contrario, ha comunque cercato di raggiungere il suo assoluto, la sua aspirata idea di armoniosa totalità, lasciando al proprio inconscio il compito esagerato di generare qualcosa di perfetto e d’infinito: Pollock, infatti, parte dalla percezione di un’immagine, ma arriva a disgregarla completamente, consegnandola così alle sue infinite possibilità di evoluzione, lettura e interpretazione. In altre parole, Pollock introdusse un modo totalmente nuovo di dipingere, partendo dalla profonda comprensione della grande personalità artistica di Michelangelo e della sublime tragica dimensione della sua opera”.

 

LA MOSTRA

E’ la prima volta che Firenze rende omaggio a Jackson Pollock (1912 -1956), e lo fa accostando idealmente l’opera dell’americano a quella di un altro titano dell’arte universale, Michelangelo Buonarroti (1475-1564) di cui proprio quest’anno si celebra il 450° anniversario della morte.

Sedici opere di Pollock esposte a Palazzo Vecchio, accanto a quel Il Genio della Vittoria del Buonarroti, emblema di quelle tensioni contrapposte che caratterizzano la scultura michelangiolesca e che tornano a proporsi, seppur con modalità diverse, nelle pitture di Pollock. Nel titolo della mostra La figura della furia, è un chiaro riferimento alla furia creativa di Pollock, ma allude pure all’espressione “La furia della figura” citata nel ‘500 dal teorico e pittore Giovanni Paolo Lomazzo (1584) che così definì, per dirla coi curatori “quel movimento spiraliforme, quella dinamica bellezza, fatta di parti non-finite e di forze contrapposte che Michelangelo conferiva alle sue figure con una lavorazione fisicamente travolgente e di cui il Genio della Vittoria è uno dei maggiori paradigmi”.

In esposizione troviamo sei disegni giovanili di Pollock – eccezionalmente prestati dal Metropolitan Museum di New York e per la prima volta esposti in Italia – che riprendono figure michelangiolesche della Sistina, alcuni dipinti e incisioni di Pollock concessi da musei internazionali e collezioni private: opere ancora giovanili degli anni Trenta. Riferimenti a Michelangelo anche nei prestiti della Pollock Krasner Foundation, dove i tratti dello stile di Pollock iniziano a definirsi in modo più maturo nel realizzare figure e segni destrutturanti la stessa composizione che animano – andando talvolta a creare quasi serrate ragnatele di tratti – e dove riferimenti a Michelangelo, in particolare in una delle incisioni con  grovigli di segni di figure, sembrano ricondurre a quello di corpi della Battaglia dei centauri del Buonarroti.

Affascinante, il dipinto Composition with Black Pouring, che Jackson Pollock teneva nel proprio studio con particolare affezione. Opera poi appartenuta a Hans Namut, il fotografo che con i suoi reportage del 1949 fece conoscere a tutti il modo di lavorare di Pollock.

L’idea dell’esposizione è nata tuttavia dalla serie di disegni del Metropolitan Museum di New York. In questi taccuini Pollock risulta fortemente impressionato dalle immagini della volta della Cappella Sistina e del Giudizio universale. Si riconoscono almeno tre ignudi, oltre al profeta Giona, all’Adamo che riceve lo spirito della vita, ad alcune figure dal Giudizio. Pollock andò però oltre l’esercizio della copia accademica dei capolavori dell’arte rinascimentale cimentandosi in maniera propria con la rappresentazione dinamica ed espressiva delle anatomie, del pieno e del vuoto, delle zone di rilassamento e di massima tensione dei muscoli e della carne. “E’ qui che possiamo cogliere le basi delle composizioni astratte di Pollock, – spiegano i curatori – qui l’artista è alla ricerca di quel suo linguaggio che lo porterà oltre la tradizione figurativa europea”.

La mostra trova una seconda sezione nel Complesso di San Firenze con spazi interattivi, apparati multimediali e didattici, dove, attraverso allestimenti creativi, si propongono proiezioni e filmati sulla vita e l’arte dell’artista.

 

 

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