Paul Klee: la grande mostra dell’autunno alla Tate Modern

Paul Klee: making visible, alla Tate Modern di Londra dal 16 ottobre al 9 marzo 2014.
Una mostra a cura di Matthew Gale, responsabile mostre alla Tate Modern, con Flavia Frigeri, assistente curatore alla Tate

Paul Klee (1879-1940), un gigante dell’arte europea; giocoso e radicale, il suo lavoro intenso e intricato è oggetto di una nuova grande mostra alla Tate Modern. Un’esposizione che intende sfidare la reputazione di Klee come sognatore solitario, rivelando la portata dell’innovazione e del rigore con cui ha creato il suo lavoro e lo ha presentato al pubblico .

Riunendo disegni colorati, acquerelli e dipinti provenienti da collezioni di tutto il mondo, la mostra coprirà i tre decenni della carriera dell’artista elvetico: dal suo emergere a Monaco di Baviera nel 1910, attraverso i suoi anni di insegnamento al Bauhaus, negli anni ’20, fino ai suoi quadri finali, dipinti a Berna, dopo lo scoppio della Seconda guerra mondiale.
Nato in Svizzera nel 1879, il Klee bambino vuole essere un musicista come i suoi genitori, ma l’istinto di emulazione dura poco e, dopo aver imparato a suonare il violino, ben presto decide di studiare pittura a Monaco di Baviera. Qui nel 1912 si unisce al gruppo di artisti d’avanguardia di Kandinsky, il Blue Rider. La mostra della Tate Modern parte appena dopo, con la svolta di Klee durante la Prima guerra mondiale, quando cioè sviluppa i suoi singolari patchwork colorati. Seguono numerose sperimentazioni tecniche che la mostra documenta ampiamente: dall’oil transfer di They’re Biting (1920), alle dinamiche gradazioni di colore di Hanging Fruit (1921), alla tecnica punteggiata di Memory of a Bird (1932).

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Il cuore della mostra tuttavia si concentra sul decennio che Klee trascorre ad insegnare e a lavorare al Bauhaus, tra gli anni ’20 e ‘30. Le tele astratte prodotte in questo momento, come ad esempio la composizione ritmica Fire in the Evening (1929), innalzano la sua notorietà a nuovi livelli internazionali. Gli anni ’30 porteranno a sconvolgimenti profondi: Klee viene licenziato dal suo posto di insegnante dai nazisti e si rifugia in Svizzera con la sua famiglia, mentre le sue opere sono rimosse dalle collezioni ed etichettate, in Germania, come “arte degenerata”. Nonostante le turbolenze, l’insicurezza finanziaria e politica, malgrado la sua salute in declino, Klee diventa ancora più prolifico, dipingendo praticamente sino alla morte, nel 1940 .

Anche se la sua arte in genere viene vista come culmine di un processo di creatività spontanea, come una sorta di crescita naturale, esemplificata dalla sua celebre descrizione del disegno come “prendere una linea e portarla a fare una passeggiata” , Klee ha effettivamente lavorato con grande rigore. Incideva numeri sulle sue opere in conformità ad un personalissimo sistema di catalogazione, ha scritto volumi sulla teoria del colore e dispense su dispense di note dettagliate. Nel raggruppare queste opere come fece Klee stesso, la mostra presenta l’opportunità di esplorare il suo lavoro in una nuova luce e avvicinarci ad una comprensione più profonda di ciò che l’artista intendeva. (www.tate.org.uk ) (a.d)

 

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