New York, “la nuova Roma”? 25 artisti raccontano la Grande Mela

Empire State. Arte a New York oggi. Roma, Palazzo delle Esposizioni 23 aprile – 21 luglio 2013. Una mostra a cura di Norman Rosenthal e Alex Gartenfeld

L’obiettivo è ambizioso: esplorare i miti e le realtà della città di New York, intesa come “la nuova Roma”, in una rassegna intergenerazionale che propone le opere di venticinque artisti newyorkesi, tra emergenti e affermati.  In breve, la mostra indaga come sia possibile per artisti di oggi immaginarsi il rapporto con la “capitale del mondo” e la comunità dei suoi abitanti in un momento in cui la vita urbana è ovunque oggetto di una ridefinizione sempre più veloce.

 

Manhattan è un accumulo di possibili disastri che non avvengono mai”, ha scritto il celebre architetto e teorico Rem Koolhaas. E infatti la leggenda newyorchese più diffusa è quella di un possibile disastro che la spazzi via (e l’uragano Sandy non ha fatto altro che accrescere questa preoccupazione) . Eppure, spiegano i curatori “nell’era della globalizzazione, mentre gli esperti ne annunciano regolarmente il declino, la Grande Mela rimane una forza egemone delle arti visive, in costante dialogo e interazione con la più eterogenea concentrazione di artisti, musei, organizzazioni, gallerie e spazi pubblici. Dall’interno di questa struttura sociale e creativa, gli artisti di “Empire State” aprono spazi di potere e portano alla luce alcuni dei canali attraverso i quali la marea di comunicazione, immaginazione e persuasione fluisce all’interno della loro comunità per poi defluire nel mondo esterno”.

 

EMPIRE… UN TITOLO UN PROGRAMMA

Il titolo della mostra è un concentrato straordinario di spunti: c’è di mezzo l’inno hip-hop creato nel 2009 dal re del rap Jay-Z con la musicista Alicia Keys; c’è il richiamo a Empire, un trattato sul capitalismo globale guidato dagli Stati Uniti, pubblicato nel 2000 da Antonio Negri e Michael Hardt; contiene la risposta a “The Course of Empire” di Thomas Cole, il ciclo pittorico che l’artista americano nato in Inghilterra realizzò a New York tra il 1833 e il 1836, immaginando l’ascesa e il declino di una città immaginaria situata, proprio come Manhattan, alla foce di un bacino fluviale. E ovviamente c’è l’evocazione all’Empire State Building. Quello che un tempo era il grattacielo più alto del mondo è ancora un’attrazione turistica, ma oggi la sua mole sembra piccola in confronto ai mega edifici costruiti nei paesi dell’Oriente.

 

“Gli artisti di “Empire State” hanno dimestichezza con la critica istituzionale e gli studi sui media e l’economia, adottano tecniche ibride e interdisciplinari e utilizzano la tecnologia e l’astrazione per offrire nuovi modelli espressivi e interpretativi”. Ecco allora i padiglioni a specchio di Dan Graham, che riflettono e moltiplicano la forma umana; e  i tredici nuovi dipinti della serie “Antiquity” di Jeff Koons,  che guarda al classicismo e alla mitologia greca e romana. E ancora, le nuove fotografie di Michele Abeles che includono le sue vedute di installazioni, e la singolare opera su commissione realizzata da Keith Edmier, che reinventa il monumentale baldacchino barocco della basilica di San Pietro seguendo il linguaggio vernacolare dell’antica Pennsylvania Station, uno straordinario capolavoro di architettura neoclassica d’impronta romana che attestava il ruolo di New York quale capitale culturale e commerciale del Nuovo Mondo e che fu ignominiosamente demolita nel 1963, al culmine della smania newyorkese per la “modernità”.

E poi troviamo R. H. Quaytman che propone una nuova selezione dei suoi ritratti di artisti newyorkesi, “espressione visiva dell’atto del lavorare in rete e dell’invisibile disegno tracciato dal potere e dallo scambio”; e, per la prima volta in un contesto internazionale, l’opera di Tabor Robak, la cui arte circola principalmente in rete e solleva domande fondamentali sul nostro modo di definire la comunità internazionale dell’arte. Come specchio della realtà artistica newyorchese non potevano mancare i “collettivi”, come Orchard, Reena Spaulings, 179 Canal e Art Club 2000. Le opere esposte sono per la maggior parte frutto di nuove commissioni, integrate dai lavori più significativi eseguiti in anni recenti. www.palazzoesposizioni.it

(a.d)

 

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