Napoli. Madre, la morte di un museo

Dopo lunga agonia il Madre Museo di arte contemporanea di Napoli (www.museomadre.it) fondato da Eduardo Cicelyn nel 2005 ha chiuso i battenti per mancanza di […]

Dopo lunga agonia il Madre Museo di arte contemporanea di Napoli (www.museomadre.it) fondato da Eduardo Cicelyn nel 2005 ha chiuso i battenti per mancanza di soldi.

La chiusura comporta l’annullamento delle mostre (Arte povera, Melotti) e degli eventi in programma, il ritiro delle opere esposte da parte degli artisti, il licenziamento prossimo venturo di una trentina di dipendenti.

Per il bilancio del 2012 e per assicurare la gestione minima del museo servirebbero un milione e mezzo di euro, ma la Regione Campania avrebbe deciso di stanziarne uno solamente. Inoltre la Regione deve ancora alle società che gestiscono il Madre circa 12 milioni di euro. E così, dopo la sfiducia a Cicelyn nei mesi scorsi, e un po’ per il timore che non siano state rinnovate le costose polizze assicurative, gli artisti stanno impacchettando le proprie opere.

Con sei milioni di euro si potrebbe scongiurare la chiusura definitiva, è questa la cifra specificata dal presidente di Scabec (la società partecipata regionale che gestisce i servizi) Massimo Lo Cicero. I fondi europei destinati alla cultura potrebbero venire in soccorso ma i tempi per presentare progetti ed ottenere l’approvazione costringerebbero comunque il museo a restare chiuso a lungo. Intervistato da Il Mattino
il presidente della Fondazione Donnaregina, Pierpaolo Forte, vorrebbe invece che quello sul destino del Madre diventasse un dibattito pubblico che vedesse il coinvolgimento diretto dei cittadini. Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris dal suo canto assicura pieno impegno: «Faccio un appello alla Regione affinché metta in campo tutte le energie possibili per scongiurare la chiusura del museo. – ha scritto in una nota – Personalmente mi impegno a compiere tutti i passi formali e istituzionali affinché questo non avvenga».

L’allarme sulla possibile chiusura del museo è in realtà datato a diversi mesi fa, quando il semplice pagamento della bolletta di fornitura elettrica ha rischiato di anticiparne la chiusura.  Ne sono seguiti mesi di polemiche, solo di polemiche mentre il museo andava alla deriva.  Soddisfatto per la chiusura del Madre è invece Vittorio Sgarbi, che intervistato da Il Mattino ha risposto:

«Chiudere subito un museo inutile per come è fatto, liberarsene perché è stato un giocattolo costoso, gestito, come ho denunciato da tempo, da una cupola di amici. […]
I musei d’arte contemporanea devono essere affidati ai privati. Il pubblico ne deve uscire, troverà solo rogne […] È un mondo dove regna il mercato che è una mafia peggiore della camorra. È un circolo di persone ricche che specula e fa i prezzi secondo il proprio interesse e il proprio discutibile gusto. Vi siete mai chiesti perché un’opera di Hirst costa più di un Mantegna? […] I musei d’arte contemporanea sono come dei casinò, si reggono sui movimenti di denaro. E lo Stato non può gestire il gioco d’azzardo».
E dopo tanto dire la ricetta di Sgarbi «Datelo a me, lo condurrò a costo zero. Non solo non prenderò un centesimo dalle istituzioni, ma la gestione non costerà nulla alla collettività. Diventerà davvero un polo artistico invidiato e redditizio».

Seguiremo gli sviluppi.

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