Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma: rinnovato e ampliato

Matteo Trucco ci racconta un pezzo di storia, attraverso la bellezza e la grandezza del Museo Nazionale Etrusco a Villa Giulia. Ecco tutte le novità di questo polo museale strepitoso

Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma è stato rinnovato e ha ampliato il proprio percorso espositivo, fino a comprendere gli spazi della vicina Villa Poniatowski, creando in questa maniera un polo museale di estrema suggestione.

Questa operazione, avviata alla fine degli anni Novanta e coordinata dalla soprintendente Anna Maria Moretti, in piena collaborazione con i funzionari e il personale della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, è finalmente giunta a conclusione, e ha portato a compimento un progetto ideato dall’archeologo Felice Bernabei negli anni Ottanta dell’Ottocento, che culminò con l’apertura del museo nel 1889.

Il museo crebbe in fretta e nel giro di pochi decenni arrivò ad accogliere alcuni tra i capolavori più belli dell’arte etrusca, come il Sarcofago degli Sposi da Tarquinia e la famosissima statua di Apollo, rinvenuta nel 1916 nell’area del santuario di Portonaccio a Veio.

Un primo, importante riallestimento venne effettuato negli anni Cinquanta del secolo scorso, fino agli ultimi lavori da poco conclusi che hanno interessato, in particolare, le antichità di Veio che ora sono esposte nelle ultime stanze del percorso espositivo, situate al pianterreno della Villa voluta da papa Giulio III. In particolare, nella stanza 37 viene documentata la fase più antica dell’abitato, mentre nella 38 sono stati esposti i reperti di epoca orientalizzante. Nelle stanze successive l’attenzione è rivolta ai santuari etruschi di Veio, e in questo contesto, viene presentato l’Apollo, inserito negli sviluppi della coroplastica vivente.

Il percorso espositivo prosegue nella restaurata Villa Poniatowski (sezione aperta al momento solo su prenotazione), dove hanno trovato collocazione i materiali preromani provenienti da alcuni centri dell’Umbria (in particolare Terni e Todi) e dal Latium Vetus. Nelle sale dalla 3 alla 6 sono state distribuite le antichità provenienti da Satricum, mentre nella 7 e nella 8 trovano collocazione i reperti di Palestrina, che illustrano molto bene il fasto delle aristocrazie locali attraverso i corredi funebri di tombe del periodo orientalizzante rinvenute nella seconda metà dell’Ottocento.

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