Mostre imperdibili. Marc Quinn, la personale a Venezia

Marc Quinn, una personale a cura di Germano Celant. A Venezia, Fondazione Giorgio Cini, 29 maggio – 29 settembre 2013

C’era anche Marc Quinn in quel gruppo di belle speranze dell’arte che ormai 25 anni, in quel magazzino in disuso di Londra realizzarono Freeze, la mostra che avrebbe imposto all’attenzione del mondo gli Young British Artists, con Hirst ad aprire le fila di una stagione che avrebbe riportato nell’arte quella immediatezza che ormai sembrava dimenticata. E WHI4_FEB08_ 022troppo immediata era sembrata essere ai londinesi più snob quella grande scultura in marmo bianco di Quinn che nel 2005 andò a posarsi sul Fourth Plint di Trafalgar Square, giusto di fronte al monumento di Nelson. Riprendeva, nuda, l’atleta disabile Alison Lapper, che in quel momento era in stato interessante. Qualcuno gridò allo scandalo, ma era un semplice quanto intenso inno alla vita. E infatti, l’anno scorso, anno olimpico, c’è stata la marcia indietro e il monumento ha sfilato durante la cerimonia di chiusura delle Paralimpiadi di Londra 2012.

Questo “nuovo modello di eroismo femminile” sarà uno dei pezzi forti che la Fondazione dell’isola di San Giorgio propone in concomitanza alla 55ma Biennale d’Arte per una mostra di oltre 50 opere tra sculture, dipinti, disegni e altri oggetti d’arte.

Una mostra che peraltro celebra il rinnovarsi della collaborazione tra Quinn e Celant (che risale all’esposizione Garden organizzata da Fondazione Prada a Milano nel 2000). Nelle intenzioni dell’artista, a Venezia si realizza viaggio dalle origini della vita” e si celebra, attraverso opere originali,il timore e la meraviglia nei confronti del mondo in cui viviamo”.

 

Un nuovo allestimento concepito ad hoc vedrà al centro della mostra il ciclo Evolution (2005): serie di dieci monumentali blocchi di marmo raffiguranti feti di varie dimensioni, che riproduce il mistero della vita come dono extraterreno. Un omaggio alla natura, che vede l’arte come componente intrinseca e misteriosa, sono invece le sette colossali conchiglie della serie The Archaeology of Art: queste perfette forme simmetriche sono infatti realizzate da minuscole creature senza cervello, che sembrano seguire un ordine apparentemente più grande di loro.

Spettacolari sculture dunque, ma anche pitture, installazioni, video, per un lavoro, quello di Quinn  sempre denso di tensioni spirituali, sia che guardi alle matamorfosi della natura sia che s’accentri sul soggetto uomo. Parla di nascita, di vita e di morte, a volte lo fa con toni provocatori, ma sempre ci chiede – anche disturbandoci – di prendere in considerazione l’essenziale e l’ignoto infinito nel quale siamo immersi. (www.cini.it )

(a.d)

Alison_Lapper_Pregnant_Paralympics_opening_ceremony

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