Mostre imperdibili: la città, 4 secoli d’immagini. A Venezia

L’immagine della città europea dal Rinascimento al Secolo del Lumi – Museo Correr, Venezia –
8 febbraio, 18 maggio 2014. Una mostra a cura di Cesare De Seta col progetto espositivo di
Daniela Ferretti e la direzione scientifica di Gabriella Belli

Con la mostra su Fernand Léger e la sua idea di città (della quale vi abbiamo già ampiamente ragguagliato) al secondo piano del Museo Correr un percorso parallelo si apre alla rievocazione dell’universo urbano europeo dal Cinquecento alla fine del Settecento. Un’idea, quella di città, che ha sempre attratto l’attenzione degli artisti, dal Medioevo ai secoli successivi, quando le topografie dipinte e disegnate da mani espertissime, e spesso di grande impatto qualitativo e spettacolare, erano l’unico, il più suadente e immediato mezzo per mostrare la bellezza e la ricchezza delle maggiori città d’Europa e del potere di cui si facevano vetrina.

Partendo dall’Italia che per prima – grazie all’invenzione della prospettiva, – introduce l’imago urbis come affascinante manifesto delle ambizioni di papi, principi o sovrani, seguendo un itinerario cronologico si visitano idealmente città che il tempo ha completamente trasformato riscoprendo i luoghi anche attraverso la forma del tessuto urbano originale.

Tavole, tele, incisioni, atlanti e disegni, in arrivo da prestigiose collezioni italiane e straniere accompagnano in un viaggio attraverso il tempo e lo spazio: da quel ‘‘monumento xilografico’’ che è la Venetie MD di Jacopo de’ Barbari alle vedute di Firenze, Roma, Napoli, Genova, Siracusa di Gaspar van Wittel, Didier Barra, Alessandro Baratta, Jacob Philippe Hackert; dalle spettacolari rappresentazioni di Varsavia di Bernardo Bellotto fino agli scorci della Londra del XVIII secolo. Una sorta di piccolo atlante ideale delle città d’Europa che potrebbe essere molto più vasto ma che tuttavia è utile a definire precise nozioni storiche. E se tra il XVI e il XVII secolo rappresentazione scientifica e arte vanno ancora a braccetto, ecco che nel ‘700, la topografia diventa disciplina a sé e si passa dalla veduta d’impianto prospettico alla vera e propria “pianta”.

Emblematico il caso di Van Wittel che esordisce come topografo quando giunge a Roma nel 1675 e finisce per diventare il padre del vedutismo europeo. Il vedutista di città tuttavia racconta una storia per immagini, la sua – come sottolinea Cesare De Seta – è sempre una “mezza verità”, un’invenzione, perché è impossibile “verare” una città.

Il suo talento è tanto maggiore quanto più è abile nell’ingannare chi guarda la sua immagine di città, anche se è costretto, per necessità, a dissimulare i suoi ‘tradimenti’ del reale”.

Tuttavia il bisogno per una città di trovare una propria imago urbis impone il ricorso alle piante: come nel caso di Madrid, con la pianta monumentale di Pedro Texeira (cm 189 x 295) di metà Seicento – rinvenuta nei fondi del Museo Correr e restaurata per l’occasione – o come per le imprese di metà Settecento di Giovanni Battista Falda per Roma o di Giovanni Carafa duca di Noja per Napoli, le cui preziose incisioni su rame si mostrano in tutta la loro importanza storica.

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