Mostre imperdibili. Jean Tinguely negli scatti di Renè Burri, alla Fondazione Merz

Un artista fotografo, Renè Burri immortala il lavoro di un altro artista, Jean Tinguely. Arte nell’arte alla Fondazione Merz

Jean Tinguely (1925 – 1991), l’artista elvetico che ha restituito, col sorriso, l’anima alle macchine viene ricordato alla Fondazione Merz di Torino con una mostra degli scatti realizzati dal suo amico Renè Burri in un ventennio, quello compreso tra il 1967 ed il 1991. Sono per Tinguely gli anni della maturità, la fama è consolidata, le sue monumentali macchine sempre in bilico tra critica e follia, ironia e giocosità allietano (e mai termine fu più appropriato) piazze, musei, esposizioni internazionali.

Renè Burri, fotografo e regista, anch’egli svizzero, classe 1933, è un fotografo di fama. Dal 1956 corrispondente della Magnum, nel ’63 si afferma a livello globale con il ritratto, straordinario, di Che Guevara che fuma il sigaro, un’icona; nel 1982 diventa presidente di Magnum Francia. Nei suoi scatti di Jean Tinguely c’è la messa in scena di un’amicizia, il racconto di una complicità tra soggetto e fotografo che restituisce all’immagine il sentimento, qualcosa che rende sacro il lavoro dell’artista (la composizione fotografica spesso ricorda proprio la pittura sacra) ma che pure coglie perfettamente il senso del gioco e della dissacrazione insiti nel lavoro di Tinguely.  Burri così osserva l’amico al lavoro e lo riprende mentre in abiti e guanti da meccanico dà vita al suo pensiero al monumentale “Le Cyclop” o durante l’allestimento dei suoi lavori all’Esposizione Internazionale di Montreal, a Basilea, a Venezia. La personalità e creatività dell’artista emergono lungo il percorso  e si completano negli scatti dedicati a sua moglie, l’artista Niki de Saint Phalle e agli amici Yves Klein e Daniel Spoerri. “La statura artistica di Burri risente del suo amore per il cinema e le arti figurative, la pittura in particolare – scrive la curatrice della mostra Maria Centonze.I suoi set fotografici sono delle vere e proprie composizioni pittoriche che colgono lo spirito dei soggetti diventando arte nell’arte“.

 

Sempre alla Fondazione Merz, nell’ambito di un accordo di collaborazione con l’agenzia Magnum è contemporaneamente allestita la mostra “Dimenticare a memoria”Il fotografo belga Harry Gruyaert proprone 12 scatti a colori realizzati in Marocco, nella regione del Tafilalt tra atmosfere inconsuete e misteriose. Paesaggi, di città adagiate sulle montagne, ed esseri umani che somigliano a dipinti nei quali la luce e il colore entrano nello spazio per sottolineare i soggetti. L’artista torinese Nicus Lucà negli stessi luoghi del Marocco, che ospitano alcuni importanti giacimenti geologici del paleozoico, ha realizzato una biblioteca di 150 volumi tagliati in pietra fossile dando loro titoli celebri. L’artista ruba agli scrittori la loro opera, si appropria delle loro parole che imprigiona per sempre in questa pietra millenaria che è una pittura di varietà infinita creata dal tempo e formata quando ancora la scrittura non esisteva. Ogni volume è una scultura che il visitatore può toccare, leggere e immaginare. Informazioni: http://fondazionemerz.org/ (a.d)

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