Mostre d’Europa. Max Ernst a Basilea

Max Ernst alla Fondazione Beyeler di Basilea, fino all’8 settembre 2013

In attesa di scoprire, oggi 8 giugno, le sorprese che la Fondation Beyeler ci riserva a proposito di Maurizio Cattelan e dell’esposizione di una sua nuova opera (o meglio di una vecchia opera ri-elaborata), c’è da segnalare uno degli eventi espositivi più acclamati d’Europa, la grande mostra dedicata a Max Ernst, realizzata dalla fondazione elvetica assieme all’Albertina di Vienna, dov’è rimasta allestita fino allo scorso maggio con gran successo.

 

Max Ernst, Paris, 1938 © 2013, ProLitteris, Zürich Foto: Max Ernst Museum Brühl des LVR, Stiftung Max Ernst

Max Ernst, Paris, 1938
© 2013, ProLitteris, Zürich
Foto: Max Ernst Museum Brühl des LVR

Con più di 170 opere tra dipinti, collages, disegni, sculture e libri illustrati, la mostra si propone come un’ampia immersione nell’opera di Max Ernst (1891-1976). Il surrealista e lo sperimentatore infaticabile di tecniche e alchimie, scandisce le fasi della sua vita: dal debutto dada a Colonia, all’arrivo a Parigi, dall’esilio americano durante la Seconda guerra mondiale al suo ritorno in un’Europa ancora in macerie. C’è in mostra il suo cammino di uomo e di artista, le tracce lasciate dalle sue donne, tutte di gran carattere, come Gala Eluard, futura musa di Dalì, l’artista Leonora Carrington, il mecenate e collezionista Peggy Guggenheim e la pittrice Dorothea Tanning.

Quando un pittore viene trovato, si perde“, amava dire Ernst, a sottolineare l’impossibilità della mente dell’artista di adagiarsi su sentieri già percorsi. E allora lui inventa costantemente, figure, forme e tecniche innovative: lo sfregamento, la decalcomania, l’oscillazione, continua per tutta la vita ad esplorare nuove direzioni dando così vita a un’opera singolare, che sfugge di proposito ad ogni definizione netta. La sua creatività è sorprendente, la sua visione  rivoluzionaria e per tutta la vita è maestro delle metamorfosi. Ebbe anche una laurea honoris causa in filosofia perchè continuò ad ampliare i suoi interrogativi, a cercare le “ragioni”, sempre, nella psicoanalisi come nelle scienze naturali, nell’etnologia come nella matematica. Il polimorfico Max Ernst aveva una convinzione: credeva nella possibilità creativa e dunque nella possibilità d’immaginare nuove visioni per il futuro.

La mostra è stata progettata da Werner Spies e Julia Drost, ed è nata in collaborazione con l’Albertina di Vienna. Il curatore dell’ Albertina è Gisela Fischer. Il curatore della mostra alla Fondation Beyeler è Raphael Bouvier. (a.d)

 

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