Michelangelo e Pollock a Firenze. E Renzi twitta sornione

Un tweet sibillino di Matteo Renzi – nelle vesti di sindaco e non di segretario del PD – annuncia una mostra “in Palazzo Vecchio che […]

Un tweet sibillino di Matteo Renzi – nelle vesti di sindaco e non di segretario del PD – annuncia una mostra “in Palazzo Vecchio che susciterà molte polemiche...”, anticipazioni partite dalla stampa locale confermano. A Firenze in primavera una mostra confronto tra due geni dell’arte d’ogni tempo: Michelangelo Buonarroti e Jackson Pollock. Del primo si commemorano proprio in questo 2014 i 450 anni della morte, dell’altro la città di Firenze, più precisamente l’Opificio delle Pietre Dure, custodisce in via temporanea un capolavoro: Alchemy, della Colelzione Guggenheim di Venezia, una delle opere più note e amate di Pollock, nonché tra i suoi primissimi dripping, che il pittore realizzò nel 1947 nello studio di Long Island. I restauratori dell’Opificio l’hanno in custodia dal 2 dicembre scorso per un intervento di analisi analitica e conservazione.

Jackson POllock, Alchemy - 1947, Collezione Peggy Guggenheim, Venezia

Jackson Pollock, Alchemy – 1947, Collezione Peggy Guggenheim, Venezia

Polemiche paventa Renzi, intenzionato a concludere il suo mandato di sindaco con una mostra di gran richiamo a sottolineare tutta la sua attenzione per la cultura.

Michelangelo, Genio alato 1532-34 - Fireze, Palazzo Vecchio

Michelangelo, Genio alato 1532-34 – Firenze, Palazzo Vecchio

E ancora polemiche, anche su questo aspetto, che più si parla e meglio è. Jackson Pollock diritto nel Salone dei Cinquecento? Repubblica dice di sì. Il maledetto newyorchese tra i fantasmi del Leonardo ripetutamente, inutilmente, ridicolmente cercato  –con la benedizione del primo cittadino – e soprattutto all’ombra del Genio alato michelangiolesco, allegoria di una vittoria che né Pollock né Michelangelo, malgrado la fama, assaporarono mai. Morto troppo giovane e disperato l’uno, morto troppo vecchio ma non meno disperato l’altro. Sia chiaro che della mostra si sa poco. Citando sempre Repubblica, si sa che la soprintendente al Polo museale di Firenze, Cristina Acidini, avrebbe ottenuto da alcuni musei americani il via libera per il prestito di una decina di disegni giovanili di Pollock, in alcuni dei quali l’artista studia appunto le opere di Michelangelo. Intanto l’assessore alla Cultura, il filosofo Sergio Givone, spiega che «Una delle prime preoccupazioni è stata quella di dare fondamento artistico e storico al binomio tra questi due grandi». Già perché, la fonte delle polemiche intraviste da Renzi è proprio l’apparente impossibilità di coniugare l’indiscusso (Michelangelo) con quello che a tutt’oggi, per taluni, è ancora discutibile (Pollock).

Due geni distanti quattro secoli, il vecchio Michelangelo più moderno di tutti i moderni, e il novecentesco Jackson Pollock, un classico. E come collante una ricerca che, per entrambi, puntava dritto all’infinito. Infinito perché perduto delle profondità della materia informe, là dove all’anima non servono occhi, è il non finito michelangiolesco; e infinito è il momento fissato sulla tela da una goccia di colore che si ferma a contenere un istante, uguale ma diverso a tutti gli istanti che Pollock ha rimandato alla posterità. “Oggi i pittori non devono andare verso l’oggetto al di fuori di se stessi. – diceva –  I pittori più moderni lavorano da una fonte diversa . Lavorano da dentro …” Come Michelangelo

E mentre si almanacca su quali potrebbero essere le altre opere in mostra, e magari ci si chiede se qualcosa della mostra milanese sulla Scuola di New York che il 16 febbraio chiuderà i battenti, potrà arrivare a Firenze, magari, magari, il mitico numero 27 del Whitney Museum di New York , giungono anche notizie sulle sedi che potrebbero ospitarla. Il già citato Salone dei Cinquecento per una parte, e il vecchio tribunale di piazza San Firenze, per il nucleo centrale, precisamente la “sala della musica” un tempo sede della Corte d’assise. La mostra dovrebbe essere finanziata da sponsor privati ed il costo del biglietto aggirarsi su cifre popolari: intorno ai 5 euro, quanto un caffè al tavolino nella Firenze turistica.

(a.d)

 

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